1/8/2010
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Pizzo

Pizzo

Caratteristico centro del golfo di Sant'Eufemia, sorge su una roccia di tufo a strapiombo sul mare. Il territorio confina con i Comuni di Curinga, Francavilla Angitola, Maierato, Sant'Onofrio, Vibo Valentia.

Le sue origini risalgono all'alto medioevo; opinioni discordi permangono per quel che riguarda l'origine del nome: per alcuni deriverebbe dal fiume Napeo, oggi Angitola, per altri dalla sua posizione sul ciglio (in dialetto detto "pizzu") di una rupe.

Simbolo del paese è il Castello Aragonese, più noto come Castello Murat essendovi stato imprigionato e fucilato il 13 ottobre 1815, Gioacchino Murat.
Eretto verso la fine del XV secolo da Ferdinando I d'Aragona, ha il corpo quadrangolare impostato sulla rupe che domina il piccolo porto sottostante e due torrioni cilindrici angolari quattrocenteschi.
L'ingresso presenta due fenditure verticali, che fanno supporre l'esistenza in origine di un ponte levatoio.

La cattedrale di San Giorgio è anch'essa legata al Murat: in una fossa comune infatti vi fu gettato il suo corpo. La chiesa, inaugurata nel 1632 ha facciata barocca e un ricoo portale litico. L'interno, a croce latina e au una navata, conserva varie opere, tra cui una statua marmorea del '500 della Madonna del Popolo, di scuola Gagini; frammenti marmorei con basso rilievi riproducenti la Pietà e Dio Padre, attribuiti al carrarese Barrettari; una pala d'altare della Madonna della salvezza dipinta ad olio su tela, donata da Ferdinando di Borbone alla città per l'avvenuta cattura del Murat; un crocifisso ligneo, tradizionalmente detto "Il Padre della Rocca" proveniente da Rocca Angitola, città distrutta dal terremoto del 1614.
La chiesa di San Sebastiano, fondata intorno al XVI secolo, conserva statue riproducenti scene della Via Crucis.
Lungo la SS 522, a quasi un chilometro dal centro abitato, sulla spiaggia a pochi passi dal mare sorge la Chiesetta di Piedigrotta, interamente scavata nel tufo.
La chiesa di San Francesco di Paola e il Convento dei Minimi furono edificati nella seconda metà del XVI secolo; nell'interno sono conservate staue lignee di scuola napoletana.
La chiesa delle Grazie sotto unico tetto e unica facciata con quella del Purgatorio, solo esempio del genere in Calabria, fondata nel 1651, è più nota come chiesa dei Morti poichè in essa, nel sottosuolo, furono rinvenute numerose nicchie con vaso su cui pendevano, appesi a gancio, numerosi scheletri. E' sede di Arciconfraternita.
Nella chiesa di San Sebastiano si conservano statue processionali; è sede di Arci confraternita.
Lungo la via Nazionale, un tempo ricca di orti, oggi di moderni palazzi, si trova la chiesetta della Madonna della Neve, molto venerata a Pizzo.
Pizzo, nel complesso, ha mantenuto il caratteristico aspetto di città marinara: un dedalo di vie e viuzze che si aprono all'improvviso in piccoli cortili, vicoli a gradinata che collegano in pochi minuti la parte alta con il mare, sottopassaggi, balconate che si spalancano su un panorama incantevole.
La piazza della Repubblica, è un pò il cuore del paese, con il suo Belvedere "spunduni", da cui vedere il castello di Murat, la sottostante marina ma anche il porto di Vibo Marina e il tratto di costa fino a punta Safò, con i suoi bar è un punto di sosta obbligata per chiunque voglia gustare la bontà dei gelati artigianali..
Alla fine della Piazza una gradinata conduce a Pizzo Marina con il suo bel lungomare che percorso fino in fondo porta alla vecchia Tonnara( la pesca e la lavorazione del tonno, infatti, è stata da sempre la maggiore attività del paese) e dal lato opposto porta anche alla "Seggiola" la quale si può raggiugere anche dal centro del paese.

In località Marinella, via Prangi, per iniziativa di privati è sorto il museo del mare.
La Pasqua è la festa più sentita dei pizzitani. In tutte le Chiese vengono allestiti i Sepolcri, luoghi di adorazione e di preghiera visitati dalla sera di giovedi Santo fino a mezzogiorno di venerdi Santo;
la tradizione vuole che se ne visitano almeno tre, comunque mai in numero pari.
La sera del venerdi Santo si svolge la la Processione dell'Addolorata che parte dalla Chiesa di San Giorgio e raggiunge quella di San Sebastiano dove si trova la bara del Cristo Morto. Sabato Santo si svolge la Processione della passione del Cristo Morto: i fratelli dell'Arciconfraternità di San Sebastiano,  vestiti con abiti neri, guanti bianchi, e la testa cinta di una corona di spine, portano la bara e le statue processionali che rappresentano la passione per le vie del paese. A sera l'Addolorata viene riportata nella chiesa di San Giorgio.
Una particolarità: il giorno di Pasquetta viene festeggiato il martedi ed immancabile è la "frosa", frittata ripiena di salame, "zziringuli" e ricotta.

Feste:
- in onore del Patrono, San Giorgio, il 23 aprile;
- della Madonna delle Grazie, l'8 settembre.
- di San Francesco di Paola (molto venerato qui a Pizzo) le ultime due domeniche di maggio.

Fiera:  1° novembre.

La Chiesetta di Piedigrotta

A due passi dal mare, presso la scogliera di Piedigrotta a Pizzo, sorge una chiesetta scavata nel tufo di una grotta naturale. In questo luogo solitario da più di due secoli gli abitanti di Pizzo vanno per innalzare le loro preghiere alla "Madonnella". La chiesetta con le sue ombre suscita nel visitatore forti suggestioni e rimanda a lontane leggende. Il mare sottostante inonda le sue navate di sommessi fruscii, simili a bisbigliate litanie. Ma come è sorta la chiesetta? Si narra che verso la fine del XVII secolo, un veliero in balia del mare tempestoso fu scaraventato contro le rocce dove oggi sorge la chiesetta. L'equipaggio riuscì a salvarsi e gridò al miracolo, attribuendolo all'intervento di un quadro della Madonna che si trovava sulla nave.
I marinai collocarono il quadro in una buca scavata nella roccia e promisero che sarebbero tornati a erigere una chiesetta per la grazia che avevano ricevuto. Ci furono altre burrasche e il quadro, portato via dalla furia delle onde, fu sempre rinvenuto nel punto in cui il veliero si era schiantato contro gli scogli. I marinai pizzitani decisero allora di scavare una grotta, poi divenuta una chiesetta e abbellita da statue tutte scavate nel tufo che raffigurano scene di storia sacra, episodi del vangelo e della vita dei santi. Un'opera iniziata verso il 1880 da Angelo Barone, che per   trent'anni presto il suo impegno, poi proseguito dal figlio Alfonso. Un luogo solitario reso ancor più suggestivo dalla pietà popolare e dalla leggenda.

 

 

 

Museo del Mare

Il Museo del Mare è diviso in due sezioni:
la prima raccoglie vari utensili per la costruzione delle barche, nonchè attrezzi per la pesca;
la seconda è tutta dedicata al mare ed ospita conchiglie, spugne, madrepore, crostacei, scheletri di cetacei e alcuni squali imbalsamati, di particolare interesse i clypeaster di un milione di anni fa.

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