" Possano una volta i Calabresi riconoscere il pregio de' monumenti dell'antica lor gloria, e possano questi essere conservati con più cura alla memoria de' posteri".....
Vito Capialbi 1838
Sarcofago di Eremburga.
Piuttosto avventurose le vicende collegate alla storia di questo sarcofago. C'è da dire che solo in tempi recenti, grazie alle istanze di studiosi, storici o semplici appassionati, è ritornato, provvisoriamente, nella sede ideale, il Museo Nazionale di Mileto, dopo che per circa 150 anni è rimasto custodito presso l'allora Real Museo Borbonico di Napoli, oggi Museo Archeologico Nazionale.
Il pesante sarcofago era stato trasportato a Napoli nel 1845 insieme a quello utilizzato come sepoltura di Ruggero, gran conte, dopo che i terremoti avevano pesantemente compromesso le strutture che li ospitavano. Così, con l'intento di salvarli dalla dispersione o addirittura dalla distruzione, furono trasferiti a Napoli.
Anche per questo manufatto vale il discorso affrontato, in generale, per i materiali di reimpiego di epoca classica. Infatti il sarcofago si data ad un periodo assai più antico rispetto alla data del suo riutilizzo, presumibilmente per la seconda moglie di Ruggero I d'Altavilla, Eremburga morta nel 1088. Da qui, pertanto, la definizione con la quale è conosciuto il sepolcro, che era stato scelto proprio per accogliere le spoglie di un personaggio importante, un prodotto di notevole prestigio. Anche su questo argomento gli studiosi si sono pronunciati spesso in maniera contrastante, in quanto alcuni lo ritengono naturalmente proveniente dalla vicina Valentia, l'attuale Vibo Valentia colonia romana dedotta nel 192 a.C., altri lo immaginano giunto direttamente da Roma insieme a diversi altri materiali nobili utilizzati per abbellire le nuove costruzioni di Mileto.
Il prestigioso manufatto, ricordato anche dall'abate Pacichelli che lo attribuisce a uno dei figli di Ruggero, presenta, dal punto di vista della conservazione, alcune lacune. Nell'attuale sistemazione si nota una vistosa integrazione, resasi necessaria poiché un frammento piuttosto consistente è stato conservato per molti anni presso una famiglia di Mileto.
Pertanto, al fine di consentire una lettura complessiva della scena rappresentata sull'oggetto, è stata inserita una riproduzione del frammento mancante. Il sarcofago è stato datato all'ultimo quarto del II sec. d.C., considerato di provenienza attica, risulta decorato da una scena di Amazzonomachia, racconto di lotta tra le mitiche amazzoni e i Greci, questi ultimi generalmente guidati da Eracle o Teseo.
La scena è inquadrata in alto da un listello con superficie non lisciata ed in basso da due listelli, al centro dei quali corre una ghirlanda di foglie d'alloro embricate (parzialmente sovrapposte). Gli studiosi hanno inizialmente e concordemente accettato l'attribuzione ad una scuola Attica ma, più recentemente, si va facendo strada una nuova teoria che interpreta il sarcofago come una riproduzione, su modello antico, realizzata contestualmente al suo impiego. Gli artigiani, in sintesi, si sarebbero solo ispirati a modelli classici antichi per la fabbricazione e la decorazione del sarcofago destinato a accogliere le spoglie di Eremburga.
Ad avvalorare tale ipotesi sono prese in considerazione altre opere coeve che hanno sfruttato, anch'esse, il prototipo classico in periodi assai successivi. L'esemplare miletese è stato accostato, pertanto, ad analoghi manufatti custoditi presso il Museo archeologico di Reggio Calabria, Taranto, Catania e Siracusa. Piuttosto interessante e suggestiva la descrizione che il Montelionese Vito Capialbi, famoso studioso di antichità, ci ha lasciato a proposito del sarcofago di "Elemburga" così come egli chiama la seconda moglie del conte Ruggero.
Il Capialbi, visitando Mileto antica nel 1836, aveva avuto modo di notare la presenza del prezioso manufatto, il cui coperchio giaceva pressoché abbandonato in un prato nelle vicinanze del vescovato e ne aveva fatto produrre un disegno riconoscendo perfettamente quello che era il tema rappresentato sulle quattro facciate del sarcofago e cioè "un combattimento de' Greci colle Amazzoni". ..
Alla Fig. 1, il sarcofago è visibile in una veduta generale; alle successive Fig.re 2-6. sono illustrati i particolari della cruenta lotta tra i valorosi guerrieri greci e le bellicose amazzoni. Nonostante i preziosi rilievi siano molto danneggiati e piuttosto consunti, è possibile notare i diversi particolari caratterizzanti i personaggi delle due fazioni: le amazzoni sono raffigurate con la corta tunica ed un seno scoperto; infatti, l'altro, il destro, secondo quanto narrato dalla mitologia, veniva mutilato per consentire un agevole uso dell'arco.
I guerrieri greci invece sono rappresentati nella nudità eroica ed equipaggiati con elmi e scudi. Il risultato finale è la disfatta delle amazzoni sopraffatte dalla potenza dei greci. Assai famosa la vicenda della regina Pentesilea che, accorsa in aiuto dei Troiani, venne uccisa da Achille che però ne pianse successivamente la morte. Lo stesso tema, l' amazzonomachia, è presente tra i rilievi architettonici di quel grande monumento dell'antichità giunto fino a noi che è il Partenone di Atene.
Bibliografia:
V.Capialbi, Cenno sul Sarcofago della contessa Elemburga, in Il Maurolico, A.II, vol. 3°, n° 2 Messina 1938, pp.88-91.
A.De Franciscis, Il sarcofago di "Eremburga", in Klearchos, 89-92, 1981, pp. 111-123.
G.Occhiato, Vicende dei sarcofagi miletesi, in Ruggero I e la provincia Melitana (a cura di G.Occhiato) Soveria Mannelli, pp.51-60
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