6/2/2012
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La cultura artistica a Mileto

La cultura artistica a Mileto

Una delle peculiarità del  primo periodo normanno nell'Italia meridionale è la persistenza  e coesistenza della cultura  artistica bizantina, sulla quale si innestò quella  normanna. La fondazione dell'abbazia di Sant'Eufemia, avvenuta nel 1062,  costituisce, a detta degli studiosi,  l'esempio di "un trapianto di cultura franco-cluniacense allo stato puro  nell'ambiente già assai complesso e contaminato da influenze arabe, longobarde, ma  soprattutto bizantine, dell'estremo sud". Mileto (VV), insieme a S.Demetrio Corone (CS), costituisce uno dei centri  più importanti della cultura artistica  medievale. Completata la conquista, Ruggero fonda a Mileto la sua capitale con la  sede vescovile, la  cattedrale e  la grande abbazia benedettina della SS. Trinità. Di quello che doveva essere l'insieme originario delle decorazioni e delle sculture  rimane molto poco ma, tenuto conto dei monumentali resti ancora visibili là dove sorgeva la città,  il patrimonio decorativo doveva essere ben più consistente. Provenienti  dai ruderi dell'antica  città, si trovano attualmente custoditi presso il locale Museo cittadino di Mileto, numerosi capitelli che possono essere, sommariamente, suddivisi in due categorie: quelli di reimpiego  ed  i capitelli   elaborati ex novo per le fabbriche di nuova costruzione. Il famoso archeologo Paolo Orsi,  a cui dobbiamo tra l'altro le  prime attenzioni  scientifiche nei confronti dell'arte e dell'architettura medievali in Calabria, si espresse in maniera non proprio entusiastica   definendo  " arte locale  rozza   e grossolana"  la produzione artistica di questo periodo. In realtà gli studi condotti in questi ultimi anni  e l'attenzione prestata dagli storici dell'arte per  il recupero dalla marginalità nella quale fino a poco tempo fa era stata relegata l'arte di questo periodo, hanno evidenziato invece la peculiarità di questi prodotti, considerati giustamente  originali esempi dell'arte romanica perfettamente inseriti nella più  generale vicenda del romanico europeo. Quindi  se per un verso si assiste ad un massiccio reimpiego di materiale asportato da edifici classici, dall'altro sono ben documentati esempi originali di materiale scultoreo  prodotto allo scopo, che dimostra, appunto, come molti materiali litici e marmorei siano espressione  originale del nuovo momento artistico e della complessa temperie culturale.  Presso il Museo di Mileto sono conservati diversi capitelli ed un frammento di mensola  recuperati nell'area delle rovine della città medievale. Si tratta di esemplari  la cui decorazione è resa sia da motivi vegetali che animali. Il  Capitello a stampella rappresenta una leonessa nell' atto di azzannare un caprone acquattato e "rivela doti di finezza espressive degne  dei migliori esempi della plastica  pugliese o siciliana". Sull'altro lato sono rappresentati alcuni volatili fra ornati vegetali, mentre sui lati corti alcune teste leonine. Sul lato opposto una palmetta si allarga incorniciando le figure di due volatili.  La datazione si fa risalire al 1060-1080, epoca della costruzione del complesso abbaziale, da dove si presume possa provenire il capitello. Anche questo prodotto, caratteristico frutto della koinè  e tipica della produzione della plastica  di XI-XII sec., mostra chiari indizi della compresenza  di motivi classici, mediterranei ed islamici insieme.

Il capitello  a gruccia, in marmo, decorato da  una rappresentazione di  leoni  alati addorsati simmetricamente, costituisce   esempio di  vitalità espressiva riconducibile  a modelli con soluzioni analoghe,   presenti in ambiti pugliesi  più  in generale e baresi  in  particolare (FIG. 3-4). Gli studiosi ricordano  a tal proposito un capitello con leoni alati proveniente dall'abbazia di S.Benedetto a Conversano e gli stretti rapporti con l'abbazia madre di Montecassino.

Alla FIG. 6 è illustrato un capitello che fa parte dei numerosi oggetti custoditi precedentemente dalla famiglia Romano  e oggi conservati presso il locale Museo. Dal punto di vista tipologico può essere accostato a quello in cui è raffigurata la leonessa che si avventa su un altro animale; piuttosto lacunoso, presenta  un apparato decorativo generale costituito da motivi fitomorfi, ornati vari, con pigne , racemi, volute, paragonabili a quelli con la leonessa. Oltre all'esemplare di Mileto il manufatto può essere avvicinato, per le affinità stilistiche, ad un capitello di S.Adriano a S.Demetrio Corone e ad uno della cattedrale di Trani in Puglia .

Lo stipite in marmo bianco con animale in altorilievo , rappresenta un soggetto  di difficile interpretazione. Presenta  il corpo  squamoso e le zampe terminanti con delle  unghie sottili. La sua controversa  individuazione  ha prodotto la  suggestiva  ipotesi che interpreta l'animale come un basilisco, piccolo re dei demoni, ad indicare l'insidia del male nascosto. Il manufatto,  che presenta tracce di rilavorazione, era stato presumibilmente recuperato in seguito a qualche terremoto nel tentativo  di riutilizzarlo in una  risistemazione successiva. Il manufatto può essere datato alla metà dell'XI secolo, mentre l'epoca  della sua successiva messa in opera forse  risale alla ricostruzione,  avvenuta nel tardo seicento, della chiesa   abbaziale della  SS. Trinità.  In linea di massima, date le dimensioni ridotte, per i capitelli è stata proposta una   collocazione sulle colonnine del chiostro dell'abbazia.

Bibliografia:

M.P. Di Dario Guida, La cultura artistica, in Storia della Calabria medievale,cultura arti tecniche, a cura di A.Placanica , Roma 1999, pp.151-269.
F. Abate, Storia dell'arte nell'Italia meridionale. Dai longobardi agli svevi, Roma 1997.

 

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