...."Mileto antica è un tema di dimensione e d'interesse europeo, nell'ottica d'indagine e di recupero pluri-disciplinare, e di applicazione di nuovi strumenti tecnici e tecnologici, d'occasioni d'incontro stimolanti fra ambiti specialistici di esperienze diverse, pur se affini e convergenti verso un globale progetto di restituzione storica e di quella che noi definiamo "storia totale"."
Emilia Zinzi
Ruggero, Mileto e la costruzione della SS.Trinità
Il nome di Mileto è legato indissolubilmente a Ruggero I gran Conte. Quando egli giunse in Italia meridionale desiderava concretizzare il sogno di un regno al pari di Roberto il Guiscardo suo fratello. Quest'ultimo, in cambio dell'aiuto accordatogli per la conquista delle province bizantine dell'Italia meridionale, concesse al giovane Ruggero, haereditaliter deliberatu, senza non pochi tentennamenti, il castrum Melitense , piccolo insediamento bizantino, quale sede militare, in una sorta di gestione comune dei territori conquistati. Le cronache riportano la data del 1059 come anno della donazione. Da questo momento in poi, da piccolo borgo bizantino o meglio ancora da semplice castello posto a difesa della via Popilia ( l'antica strada romana che collegava Reggio a Capua), Mileto si trasformerà in una cittadina, degno punto di riferimento del condottiero che non aveva voluto eleggere una sola capitale, ma conservare anche altre sedi come località deputate ad accoglierlo nel corso dei numerosi spostamenti, pur rimanendo però particolarmente legato a Mileto. Che nel sito della città normanna vi fosse un precedente insediamento di epoca bizantina è dimostrato dal fatto che nell'area sono stati rinvenuti numerosi indizi di tale presenza. Infatti, oltre ad un numero rilevante di monete, dall'area dell'antica città proviene una colonna di marmo sul cui fusto sono incise delle lettere in greco, riconducibili ad un'invocazione bizantina che opportunamente integrata recita: Signore, Benedici il tuo servo. Attualmente custodita nel cortile dell'Episcopio si ipotizza una sua provenienza dalla scomparsa chiesa della Cattolica datata all'XI secolo.
Tra le grandi opere la cui nascita fu favorita dagli Altavilla figura la fondazione dell'Abbazia benedettina della SS. Trinità, sorta presumibilmente tra il 1063 ed il 1070, in linea con il programma di latinizzazione della regione, tenuto anche conto del fatto che Mileto veniva a trovarsi in prossimità di una zona, la regione del Poro, fortemente caratterizzata da una massiccia presenza di insediamenti bizantini. E forse non a caso Ruggero I aveva voluto la sua capitale proprio in questa zona. Secondo la consuetudine medievale, la città che assurgeva al rango di residenza del signore diventava contestualmente sede vescovile. Per quanto riguarda Mileto è probabile che proprio Ruggero avesse chiesto a Papa Gregorio VII lo spostamento della sede vescovile da Vibona a Mileto, collocandola direttamente nelle mani del pontefice e sottraendola così alla giurisdizione di Reggio, della quale Vibona era invece suffraganea (dipendente). Poco tempo prima, nel 1063, Roberto il Guiscardo aveva finanziato e appoggiato il progetto di Robert di Grantmesnil; questi, fuggito da Saint-Evroult -sur Ouche per sopraggiunti problemi politici, era arrivato in Calabria portandosi appresso la sorellastra Giuditta, poi andata in sposa a Ruggero I. Roberto il Guiscardo gli conferì l'incarico di abate dell'abbazia di S.Maria di Sant'Eufemia ed egli, a sua volta, affidò l'incarico di abate alla trinità di Mileto a Guillaume Fitz Ingram nativo di Ouche ma divenuto monaco a Sant'Eufemia. Oltre a tutte queste fondazioni, di tipo benedettino, vanno richiamate alla memoria anche quelle di S.Maria della Matina presso S.Marco Argentano e S.Maria di Bagnara, che avevano un ruolo ben preciso e cioè quello di ripristinare il rito latino in queste contrade che, per diversi secoli, avevano obbedito alle indicazioni di tipo greco sotto il diretto controllo dei Bizantini. Nell'intento dei Normanni, infatti, le nuove istituzioni dovevano assumere una spiccata quanto precisa connotazione politico-sociale, come centri di cultura ma principalmente come fattori di equilibrio economico e di pace sociale. Ad ogni modo, se inizialmente l'attenzione fu concentrata verso le nuove fondazioni, nel periodo immediatamente successivo i sovrani Normanni, proprio nello spirito di conciliazione con la chiesa greca, favorirono la rinascita o la fondazione ex novo di complessi monastici. L'abbazia della SS. Trinità a Mileto era ubicata in una località detta Monteverde; distrutta da un sisma nel 1669, venne successivamente ricostruita per essere definitivamente abbandonata in seguito a quello del 1783. Grazie ad un'attenta analisi delle strutture superstiti è stato possibile ricostruire lo svolgimento planimetrico della parte conventuale, connessa alla vita quotidiana dei monaci che lì vivevano, ma i dati più interessanti emergono dallo studio e dall'analisi della struttura ecclesiale di XI secolo. Sulla base di alcune planimetrie conservate presso il Pontificio Collegio greco di Roma, dove è riportato l'intero complesso prima del terremoto, è possibile, in una visione d'insieme, cogliere l'armonia fra le varie parti dell'articolato monumento. Il corpo longitudinale aveva uno schema basilicale a tre navate diaframmate da 15 colonne di reimpiego su cui insistevano arcate a tutto sesto. Ma l'area più interessante è considerata la parte orientale, con il coro tripartito terminante con tre absidi lievemente gradonate. In generale è piuttosto palese l'influsso esercitato dalle chiese abbaziali benedettine della Normandia che, attraverso i monaci, giungevano in Calabria riproponendo schemi e modelli consolidati. Ad ogni modo la SS. Trinità di Mileto riveste un'importanza fondamentale sia per la storia dell'architettura medievale in Italia meridionale, che per l'influsso sui monumenti di epoca immediatamente successiva. Oltre alla SS. Trinità ed al Palatium Ruggero I fece costruire anche la Cattedrale, che non doveva essere di vastissime proporzioni, tenuto conto che era necessario procedere alla sua realizzazione entro il più breve tempo possibile per evitare che la città rimanesse sguarnita per molto tempo di un monumento così importante. La sua realizzazione copre un arco di tempo relativamente breve, che va dal 1081 al 1086.
Il corpo longitudinale era diviso in tre navate da due teorie di colonnine geminate, cioè quattro coppie di colonne per ogni lato, mentre sul lato est si svolgeva la zona presbiteriale (area riservata al clero) a gradoni, di chiara derivazione normanna, con un transetto sporgente ed un coro centrale non particolarmente profondo. La peculiarità rilevata dagli studiosi consiste in una soluzione particolare che vede l'impiego, nei due colonnati, di sostegni raddoppiati. Pare che questo accorgimento, piuttosto raro, sia riconducibile "a sistemi compositivi tardo antichi di derivazione nord-africana e scaturente da esigenze di ordine figurativo oltre che strutturale."
Bibliografia:G.Occhiato, La Trinità di Mileto nel romanico italiano. Cosenza 2000
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