Le indagini archeologiche a Mileto
L'area occupata dalla città antica appare oggi come una vasta congerie di ruderi. Le scarse risorse economiche disponibili, per le istituzioni preposte alla ricerca e alla tutela, non hanno consentito fino ad ora di portare avanti scavi archeologici e letture stratigrafiche degli alzati finalizzate alla comprensione ed allo sviluppo della città normanna e prima ancora dell'insediamento bizantino. Si coglie l'occasione in questa sede per ribadire la necessità di una maggiore attenzione nei confronti delle indagini che dovrebbero proseguire in maniera intensiva e programmata. Infatti le campagne di scavo di tipo scientifico, sono state soltanto due e limitate a pochi giorni di intervento. Si tratta di due brevi indagini avvenute la prima nel 1995 e la seconda nel 1999. Nonostante la durata, i risultati ai quali sono pervenuti gli studiosi in seguito allo scavo sono molto interessanti. L'episodio precedente risale gli inizi del secolo scorso quando Paolo Orsi, nel 1916, aveva condotto una breve campagna di scavo durante la quale era stato messo in luce il piano della basilica, che aveva evidenziato la presenza di preziosi marmi e innumerevoli colonne e capitelli oltre che cornici decorate da ovoli e fogliame sparsi per tutta l'area circostante. L'abbaziale, sulla base degli scavi recenti , risulta costruita su un banco di arenaria bianca che, relativamente alla parte indagata, non presenta tracce di costruzioni antecedenti. Sulla base dei materiali ritrovati è stato possibile stabilire che la pavimentazione dell'importante struttura era stata realizzata in porfido rosso e serpentino verde connessi sicuramente all'attività di spoglio di altri monumenti più antichi. Purtroppo non sono molti i resti riconducibili alla fase romanica della chiesa, sia perché l'area indagata non è molto estesa ma anche per via del fatto che nell'area sono avvenuti molti cambiamenti.Nonostante la limitatezza del tempo è stato possibile incrementare la conoscenza su alcuni particolari aspetti scaturiti ad esempio dal recupero di diversi frammenti vitrei riconosciuti come i resti delle ampie vetrate di epoca normanna.
Interessanti i reperti ceramici anche se in massima parte si tratta frammenti recuperati genericamente nell'area e quindi decontestualizzati. Vanno ricordate le ceramiche dipinte a bande rosse con motivi decorativi costituiti da spirali oppure da onde, o ancora le cosiddette invetriate monocrome dipinte, che accanto a quelle acrome ( prive di decorazione) e da fuoco costituiscono le classi più numerose. Al XII sec. sono riconducibili alcuni frammenti di ceramiche dipinte ed invetriate su ingobbio pertinenti a forme quali bacini, coppette troncoconiche ed emisferiche, apode (senza piede) o con piede ad anello. La decorazione è espressa da virgole in rosso alternate da filetti concentrici in nero manganese, oppure da puntini in rosso alternati da filetti lineari sempre in manganese. Anche i motivi zoomorfi ( con soggetti animali ) sono rappresentati insieme a quelli antropomorfi ( figure umane) come ad esempio la coppetta con cavaliere e cavallo dove viene usato anche il colore blu.
Bibliografia: P.Orsi, Reliquie classiche a Mileto Vecchio, in "Notizie degli scavi" 1921,pp.485-488
G.Occhiato, La Trinità di Mileto nel romanico italiano, Cosenza 1994 AA.VV. , Beni culturali a Mileto di Calabria, Oppido Mamertina, 1982.
Ruggero I e la provincia Melitana, (a cura di Giuseppe Occhiato),Soveria Mannelli2001
S.Marino, Tra Longobardi e Normanni,. Lo scavo di Mileto, in Scavi Medievali in Italia ( 1994-1995), Atti della prima conferenza Italiana di Archeologia medievale, Cassino 14-16 dicembre 1995, Roma pp. 85-92.
R.Fiorillo-Paolo Peduto, Saggi di scavo nella Mileto vecchia,in Calabria ( 1995-1999), in G.P.Brogiolo, (a cura di ) , II Congresso di archeologia medievale, pp. 223-233, Firenze 2000. G.Occhiato, Rapporti culturali e rispondenze architettoniche tra Calabria e Francia in età romanica: l'abbaziale normanna di S.Eufemia in MEFRM, 93, (1981), pp. 565-603. |