Architettura religiosa-Architettura del compromesso - 1
L'atteggiamento dei conquistatori Normanni nei confronti della società calabrese, profondamente segnata dall'esperienza e dominazione bizantina, non è stato mai repressivo, come più volte affermato, ma piuttosto caratterizzato da tolleranza, che si concretizzò con una politica deliberatamente di conciliazione tra le due chiese: la greca e la latina.
D'altra parte l'opera di recupero e di rilatinizzazione dei territori sottratti ai Bizantini, ratificata dal concordato di Melfi del 1059, doveva in qualche modo essere onorato dai sovrani Normanni.
Il Papa, infatti, con l'atto giuridico sancito appunto dal concordato, consegnava l'Italia meridionale ai Normanni prevaricando l'imperatore tedesco che all'epoca era ancora un bambino, ed offriva l'opportunità ai Normanni di diventare suoi feudatari e di affrancarsi, così, dalla condizione di mercenari ottenendo poteri, titoli e prestigio.
Nonostante le guerre, le carestie ed i problemi connessi ad anni di assedi e scorrerie, la Calabria, che continuava ad avere contatti con l'oriente bizantino, vive un momento di grande distensione.
La progressiva sostituzione dei vescovi greci con quelli latini non impedì ad intere comunità laiche di continuare a seguire il rito greco. In questa temperie culturale accade che cenobi basiliani ricevano donazioni decisive per la sopravvivenza.
La fondazione della cattedrale di Gerace RC pare sia avvenuta intorno alla fine del XI secolo allorquando Ruggero d'Altavilla acquisisce il controllo della rocca. Prima di allora, pur essendo il sito frequentato fin da periodi piuttosto antichi, pare non rivestisse un ruolo di primo piano.
Molto probabilmente nel X secolo, divenuta sede vescovile, la cittadina assunse una importanza strategica, anche se si deve comunque all'arrivo dei Normanni il consolidamento di una posizione di tutto rispetto come dimostrato dalla realizzazione dell'imponente opera.
Iniziata quindi alla fine del XI, l'opera viene completata nella prima metà del XII secolo. Pare che Ruggero re di Sicilia vi si fermò intorno al 1130-1135 e, secondo un'antica consuetudine della corte siciliana, venne raffigurato accanto al vescovo Leonzio in un mosaico.
Quest'ultimo, realizzato alla fine dei lavori e la cui esistenza è ricordata da Padre Giovanni Fiore nella sua opera La Calabria Illustrata, venne distrutto agli inizi del 1700 per far posto ad una nuova rappresentazione.
Ma la nuova costruzione ricalca un edificio preesistente di cui sono state rinvenute le tracce nel corso di recenti scavi archeologici. L'edificio più antico, di probabile origine bizantina, doveva sorgere nei pressi dell'attuale cripta e risalirebbe al VII-VIII sec..
Oggi il monumento nel suo insieme presenta molte modifiche operate nel corso dei secoli; maestose le absidi che originariamente erano tre di cui solo quella di settentrione conserva l'assetto originario. All'interno il monumento denuncia tutta la sua grandiosità, tratto peculiare delle basiliche tardoantiche.
La pianta è a croce latina con il braccio longitudinale coperto da capriate lignee, diviso in tre navate da due filari di dieci colonne ciascuno. Quello che salta subito all'occhio è la sproporzione tra i pilastri e le colonne così esili da sembrare inadeguate a reggere il peso delle poderose strutture soprastanti.
Ma l'illusione è data sicuramente dal fatto che nel colonnato sono riutilizzati i materiali di spoglio, (sull'argomento vedi il pannello n°12 ) che si presentano diversi tra di loro per materiale, dimensioni e tipologia.
Ad una prima lettura sembrerebbero collocati alla rinfusa, in realtà è stata impiegata una cura particolare nella dislocazione. Infatti nel primo tratto si nota la massiccia presenza di colonne di granito, mentre nell'area prossima al presbiterio le colonne sono in marmo e brecce colorate proprio per mettere in risalto e sottolineare l'importanza del luogo.
Sulla base di studi approfonditi è stato appurato che le colonne provengono tutte da cave microasiatiche, soprattutto dall'isola del Proconneso, e che anche i capitelli di epoca romano-imperiale, tranne cinque esemplari, sono di provenienza asiatica.
Il pavimento oggi visibile è moderno, ma sono state rinvenute tracce di una sistemazione più antica realizzata con calce battuta che ingloba frammenti fittili e ghiaino di mare. La sottostante cripta pare sia stata costruita sui resti di un oratorio basiliano databile tra il X e XI secolo; è del tipo a sala ed è caratterizzata da 35 piccole volte a crociera prive di sottarchi e sorrette da 26 colonne. Affinità stringenti sono state notate tra la cripta di Gerace a T capovolta e quella del duomo romanico di Spira (Germania), anche se non mancano condizionamenti dovuti alle fasi precedenti di cui è stata trovata traccia.
La cattedrale di Gerace, nel suo complesso, sintetizza quelli che erano gli scopi dell'architetto costruttore: la fusione tra la tradizione locale bizantina e le istanze riformiste cluniacensi, così come è possibile osservare, ad esempio, nei raccordi a gradi della cupola propriamente greci ed il coro prolungato di chiara matrice cluniacensi.
Chi oggi si reca in visita al parco archeologico della Roccelletta, nel comune di Borgia, dove si estendono le rovine della romana Scolacium, si imbatte nei maestosi ruderi pertinenti alla chiesa della beatae Mariae de Rokella, oggi S.Maria della Roccella (CZ ). Il rosso dei mattoni impiegati nella costruzione della chiesa si staglia nel verde degli ulivi secolari, di cui l'area abbonda, e contemporaneamente si fonde con il colore delle collinette circostanti. Le notizie più antiche sulla sua istituzione risalgono al 1084, data riconducibile alla donazione concessa dal conte Ruggero a Gerosimo, abate del monastero, mentre la menzione esplicita della chiesa risale al 1110 e si riferisce all'atto di donazione della chiesa che Adelaide, vedova di Ruggero I, fa alla mensa vescovile di Squillace.
Alcuni studiosi ritengono però che la chiesa di cui si parla nel privilegio non sia quella attuale ma una più antica, quindi precedente, di cui non sono rimaste tracce. Dal punto di vista dello svolgimento planimetrico la struttura si presenta a navata unica, con transetto sporgente e coro a gradoni; la parte orientale è sopraelevata in quanto al di sotto si svolge una cripta; transetto e absidi erano voltate ma sulla copertura della navata centrale è difficile esprimere giudizi in quanto non sono presenti indizi validi a proporre alcuna ricostruzione. In generale gli studiosi concordano nell' ipotizzare però una copertura a capriate, che poi sarebbe l'unico tipo possibile, tenuto conto delle dimensioni della navata e dello spessore delle mura perimetrali.
Le fasi costruttive individuabili sono essenzialmente due e, da una parte vediamo impiegato un tipo di materiale laterizio che è prevalente, mentre da un certo punto in poi, precisamente dalla parte al di sopra le finestre, sono impiegati pietrame e blocchi squadrati che conferiscono alle superfici un senso di precarietà. L'articolazione delle superfici esterne richiama l'analogo trattamento murario di alcune chiese di Costantinopoli: quella di Gul Cami e Zerek Cami.
Dal punto di vista cronologico viene datata al tardo XI sec,. e ricollegata alle chiese francesi aderenti al modello esemplificato di Cluny, oppure, sulla base dei caratteri tipologici, degli elementi decorativi e delle fonti documentarie viene inquadrata tra il 1130-1150.
Bibliografia
S.Gemelli, La cattedrale di Gerace, Cosenza 1986. C.Garzya Romano, (a cura di) La Basilicata, La Calabria, vol. IX serie Italia Romanica, Milano 1988, pp. 196-226. G.Occhiato, Interpretazione della cripta del duomo normanno di Gerace in Calabria, in Byzantinion, 49,1979, pp.314-362. C.Bozzoni, Calabria normanna. Ricerche sull'architettura dei secoli undicesimo e dodicesimo, Roma 1974, pp.65-112. E.Arslan, La Roccelletta, in AA.VV., Da Skylletion a Scolacium. Il parco archeologico della Roccelletta, a cura di R.Spadea, Roma-Reggio Calabria1989, pp.205-209.
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