6/2/2012
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Architettura militare

Architettura militare- Architettura del potere

 Il castello, residenza signorile fortificata, rappresenta un segno tangibile e distintivo del potere normanno. Durante questo periodo il termine castrum  continua ad indicare un abitato dotato di difesa, mentre il termine castellum  non indica più  la cittadella  protetta da mura, ma una  fortificazione leggera tirata su nel periodo di assedio, oppure  una struttura riparata destinata ad ospitare un personaggio militare o un feudatario.

Gli scavi archeologici nel sito della città di Scribla ( nei pressi di Spezzano Albanese - CS), primo insediamento e quartier generale  di Roberto il Guiscardo, hanno rivelato la presenza di un baluardo realizzato con ciottoli, strutture di legno ed un fossato. E' ovvio che al modo di costruire tipico dei Normanni corrispondevano delle precise necessità collegate al territorio ed alle risorse reperibili sul luogo ed al momento. Scribla pare fosse stata fondata tra il 1044 ed il 1048: la prima data è riferita  da Lupus Protospadarius, mentre la seconda da Goffredo Malaterra, storico del gran Conte Ruggero.

Quest'ultimo riferisce che Drogone,  duca di Puglia, dopo averla fondata ne aveva fatto dono al fratello cadetto Roberto  il Guiscardo, il quale a sua volta l'aveva eletta come  base per le scorrerie verso il territorio circostante. Gli scavi archeologici hanno evidenziato che, presumibilmente per l'insalubrità del  posto, il sito venne abbandonato per circa un decennio per poi essere rioccupato e ripopolato in un periodo  successivo. Della prima fortificazione non rimangono tracce poiché si pensa  fosse stata realizzata in legno. Della seconda fase rimangono resti di una cortina costruita con ciottoli di fiume tenuti insieme da legante costituito da malta bianca.  La struttura dava origine ad un recinto di forma trapezoidale con una torre sul lato est.  In seguito, nel XIII secolo, venne ricostruita la torre maggiore, a quattro piani, messi in comunicazione tra di loro tramite delle scale in legno: l'accesso era ubicato sicuramente al primo piano, mentre l'interrato doveva essere usato come deposito di derrate alimentari.

Nello spiazzo antistante la torre è documentata  una cisterna adibita a raccolta delle acque e databile al XIII secolo. L'individuazione e lo scavo di questo sito,  avvenuto nel lontano 1961, costituisce un punto di riferimento molto importante  in quanto è considerato il  primo castello normanno  documentato  in Calabria.

Altro discorso vale per la cosiddetta Motta di S.Marco Argentano, CS , che costituisce un esempio di particolare costruzione rientrante nella tradizione tipica normanna. La motta, (dal francese motte, castello in posizione elevata )   sarebbe stata inizialmente fortificata da una palizzata in legno a scopo difensivo. Nell'attuale forma la costruzione, ubicata nella zona sud-est dell'abitato moderno ed inglobata in una controscarpa,  presenta una imponente torre circolare coronata da beccatelli ( struttura a sbalzo per sorreggere un ballatoio). L'edificio, che pare sia stato fatto costruire da Drogone nel 1048,  ha un diametro di 44 m, si svolge su cinque livelli collegati da una scala, e l'ultimo ambiente, di dimensioni maggiori degli altri, presenta la volta semisferica ribassata. L'ingresso è costituito da una torretta quadrata, costruzione più recente di epoca aragonese, che consente l'appoggio del ponte levatoio. Alla metà degli anni cinquanta del secolo scorso sono stati effettuati dei restauri, finalizzati alla conservazione della struttura con la ripresa del tessuto murario e la  ricostruzione  dei  beccatelli.

Castello di Vibo Valentia

Nonostante venga individuato con il nome di  Castello normanno-svevo , quello di Vibo Valentia, la medievale Monteleone, non conserva  alcuna struttura ascrivibile a quel periodo. D'altra parte i nuovi conquistatori, avendo eletto Mileto capitale, non avevano, probabilmente, alcuna necessità di erigere nuove fortificazioni.

E' verosimile però che per tutelare il colle posto nella parte più alta,  là dove sorgeva l'acropoli dell'antica città greca, i Normanni avessero costruito un accampamento, protetto presumibilmente da una palizzata in legno, piantandovi delle tende. La fonte, la cronaca del monaco Goffredo Malaterra, in effetti  ricorda  sessanta militi inviati da  Roberto il Guiscardo con a capo il fratello Ruggero in   "altiori cacumine montium Vibonetium castrametatus, tentoria fixit ut, longe lateque visus, incolas circumquaque facilus deterret". Suggestiva l'ipotesi che identifica il monte Poro, che si erge per un'altezza di 710 metri s.l.m. sull'omonimo altipiano, con la parte più alta dei colli vibonesi, anziché con la sede dell'attuale castello.

Quindi il brano del cronista  Malaterra, storico del gran conte Ruggero,  ritenuto a ragione una delle fonti più importanti sulla conquista normanna, fu interpretato male, soprattutto dagli studiosi ottocenteschi,  forse in maniera non del tutto casuale. Infatti attribuendo ai Normanni la prima costruzione nell'area del castello  intendevano nobilitarne le origini. Ad ogni modo l'attento studio delle fonti storiche ed iconografiche, connesse ad  una lettura delle  fasi edilizie e costruttive, hanno portato gli studiosi ad affermare che non vi sono strutture riconducibili all'epoca normanna. Il castello, nel suo impianto più antico,  venne costruito da Federico II. La notizia è ricavata da  tre frammenti di regesti (registri)  angioini.

Questi confermano che   tra il 1270 ed il 1275 la città venne rifondata dall'imperatore con abitanti provenienti da  terre demaniali. Anche in un Breve( lettera personale del pontefice) di Alessandro IV del 1255, si legge che Monteleone fu fondata, o meglio rifondata, da Matteo Marcofaba segretario di Federico II su un fondo di proprietà del monastero della SS.Trinità di Mileto. Tra il 1240 ed il 1255  si colloca la realizzazione della fortificazione che, oltre ad avere funzioni di difesa,  era deputata al controllo del territorio circostante. D'altra parte il confronto con altre situazioni analoghe avvalora la tesi che quanto costruito risponde a precisi criteri seguiti dall'imperatore anche per altre strutture coeve. Del primitivo  edificio rimane testimonianza nella cosiddetta torre a "cuneo", oggi completamente ricolma e con le fondazioni portate fuori terra e, quindi, a vista. 

All'esterno la cortina presenta ampie integrazioni di conci e trova riscontro, in ambito calabrese, nel castello della vicina Lamezia Terme - Nicastro. Anche la tecnica costruttiva, in conci squadrati, è riconducibile alle strutture di epoca sveva. Ad epoca angioina,  invece,  pare debbano ascriversi le trasformazioni operate nel fronte nord-ovest: apertura di un ulteriore ingresso e   realizzazione di nuovi ambienti interni. Addossata alla cosiddetta torre  a "cuneo" è la chiesetta dedicata a S.Michele datata indirettamente sulla base dei regesti del 1278-1279 che attestano, proprio per quegli anni, la presenza di un cappellano e di un chierico in pianta stabile presso la guarnigione del castello. Una terza fase  che vide trasformazioni di tipo residenziale può essere attribuita  ai Pignatelli, prima conti e successivamente duchi di Monteleone.

Il castello era utilizzato ancora come residenza quando venne danneggiato nel 1783, nel corso del rovinoso terremoto che aveva colpito quasi tutta la Calabria; in seguito a questo evento la fortezza venne trasformata in caserma. Per moltissimo tempo la struttura alla quale furono aggiunti ambienti e nuovi corpi di fabbrica, è rimasta inutilizzata fino al recente restauro finalizzato alla conservazione ed al riutilizzo come Museo archeologico statale.

 Il maniero di Roseto Capo Spulico, CS, dopo molti secoli  dalla sua costruzione  presenta ancora oggi, intatto,  tutto il suo fascino e la sua  imponenza.  Assai suggestiva la storia che si racconta a proposito del sito dove attualmente sorge il castello.Castello RosetoPare che in questa località, chiamata Pietra di  Roseto, fosse presente  un romitorio  abbandonato ( rifugio per eremiti) divenuto in un periodo successivo covo di briganti che terrorizzavano le  contrade limitrofe con le loro scorrerie. Si racconta che San Nilo, famoso monaco vissuto in epoca  bizantina,  di passaggio nella zona li avesse messi in fuga, ponendo fine a quella incresciosa situazione.

In virtù di questo "miracolo" l'area acquisì agli occhi  di tutti un alone di mistero. Ma un ruolo determinante giocò   la posizione strategica del sito ben chiara ai nuovi dominatori, i quali decisero così di costruire il maniero che, durante il periodo Normanno,  assunse un ruolo strategico particolare . Infatti sotto il regno di  Ruggero II la Porta Roseti ebbe la funzione di segnare, dal punto di vista amministrativo, due Capitanati: l'uno  che comprendeva la Puglia, la Lucania e la Campania, l'altro la Calabria e la Sicilia. 

Castello Roseto

La posizione del castello, tra la Calabria e la Lucania, gli conferiva un ruolo fondamentale in quelle che erano le operazioni militari portate avanti da Roberto il Guiscardo. Inizialmente pare  che la costruzione del castello si fosse resa necessaria  proprio per marcare la linea ideale che suddivideva i possedimenti sulla costa ionica tra i due fratelli Altavilla, Roberto e Ruggero, che nonostante i legami di parentela pare non andassero molto d'accordo. Nella struttura,  assai rimaneggiata nei secoli successivi,  è possibile riconoscere parti originali nella più alta delle torri. L'imponente struttura si trova a strapiombo sul mare, su di una rupe di cui segue l'andamento naturale.

Le notizie più antiche di cui siamo in possesso risalgono, però, al periodo svevo in quanto il suo nome ricorre spesso negli atti di quella cancelleria. La pianta del castello è piuttosto irregolare, come si diceva prima,  a picco sul mare e la rocca in pietra si fonde con  la strana  conformazione del soccorpo litico naturale.

La costruzione,  circondata  da mura speronate e merlate, dalla pianta quadrata con portale aggiunto successivamente, è caratterizzata dalla presenza di due torri,  di cui una di forma quadrata  ubicata sul lato sud,   piuttosto sviluppata in altezza, mentre  la seconda è posta sul lato ovest ed è coronata da merlature. Il cortile, alquanto ampio, ospita  una cisterna,   e vi si scorgono i resti di quelle che dovevano essere le scuderie. Le sale sono spaziose e la più ampia, illuminata da una bifora,  presenta le arcate minori trilobe e  i pilastri con  capitelli di chiara impronta sveva.

  
Anche per il castello di Nicotera VV , nella sua veste odierna,  non sono documentate strutture riconducibili al periodo normanno. Le fonti riferiscono di un primo nucleo fatto costruire  da Roberto il Guiscardo, che aveva fortificato il luogo per offrire un punto d'appoggio al fratello  Ruggero nelle operazioni  belliche verso la Sicilia.  Tale nucleo venne presumibilmente costruito nel 1065. Le torri angolari, pur essendo state rimaneggiate, evidenziano l'impronta normanna della costruzione. "Maestoso ed austero quale vigile custode della città...", così lo descriveva  Goffredo  Malaterra. 

Nella zona denominata attualmente Baglio, nella parte sommitale della collina, doveva essere ubicato il valium, ovvero il recinto merlato e murato con una o due torri; nella parte sottostante, invece, doveva esserci il fortilizio, cioè la cittadella. Nel periodo bassomedievale si definiva "barbacane", o cittadella, la struttura utilizzata come sentinella  o area di protezione del castello. Attraverso la "portagrande" si accedeva al maniero dotato di fossato e di ponte levatoio, che veniva comandato tramite grosse catene e metteva in comunicazione con l'abitato, che si era sviluppato intorno e dove era ubicata, anche, la chiesa dedicata a S.Nicola.

Il castrum, o accampamento, pare sia stato costruito, o  ristrutturato, dal gran Conte Ruggero per fronteggiare le  incursioni saracene  di cui fornisce notizie sempre il cronista Goffredo Malaterra.  Pare, comunque, che nel 1200  la città di Nicotera fosse semidiroccata, probabilmente in seguito al terremoto che alla fine del 1184 distrusse la Calabria. E' chiaro che le vicende del castello sono strettamente collegate a quelle del sito ed in effetti Nicotera rivestiva un ruolo strategico di primo piano.

Durante la guerra del Vespro, divampata tra Angioini e Aragonesi,  Nicotera divenne per sette mesi sede della corte  e luogo deputato  alla preparazione delle operazioni belliche.

Castello Nicotera

Delle strutture relative al periodo angioino rimangono la "portagrande", dalla quale si accedeva  al maniero.       
 

Bibliografia

M.Mafrici, Il castello di Roseto Capo Spulico, in Calabria sconosciuta, I, (1978), 3, p.92-96.
M.Mafrici, Il castello di Nicotera , in Calabria sconosciuta, 4, (1978), pp.82-87.
F.Martorano, Il castello di Vibo Valentia: una fondazione federiciana, in Quaderni  del dipartimento  Patrimonio Architettonico Urbanistico,9, pp., 155-174.

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