Architettura militare- Architettura del potere
Il castello, residenza signorile fortificata, rappresenta un segno tangibile e distintivo del potere normanno. Durante questo periodo il termine castrum continua ad indicare un abitato dotato di difesa, mentre il termine castellum non indica più la cittadella protetta da mura, ma una fortificazione leggera tirata su nel periodo di assedio, oppure una struttura riparata destinata ad ospitare un personaggio militare o un feudatario.
Gli scavi archeologici nel sito della città di Scribla ( nei pressi di Spezzano Albanese - CS), primo insediamento e quartier generale di Roberto il Guiscardo, hanno rivelato la presenza di un baluardo realizzato con ciottoli, strutture di legno ed un fossato. E' ovvio che al modo di costruire tipico dei Normanni corrispondevano delle precise necessità collegate al territorio ed alle risorse reperibili sul luogo ed al momento. Scribla pare fosse stata fondata tra il 1044 ed il 1048: la prima data è riferita da Lupus Protospadarius, mentre la seconda da Goffredo Malaterra, storico del gran Conte Ruggero.
Quest'ultimo riferisce che Drogone, duca di Puglia, dopo averla fondata ne aveva fatto dono al fratello cadetto Roberto il Guiscardo, il quale a sua volta l'aveva eletta come base per le scorrerie verso il territorio circostante. Gli scavi archeologici hanno evidenziato che, presumibilmente per l'insalubrità del posto, il sito venne abbandonato per circa un decennio per poi essere rioccupato e ripopolato in un periodo successivo. Della prima fortificazione non rimangono tracce poiché si pensa fosse stata realizzata in legno. Della seconda fase rimangono resti di una cortina costruita con ciottoli di fiume tenuti insieme da legante costituito da malta bianca. La struttura dava origine ad un recinto di forma trapezoidale con una torre sul lato est. In seguito, nel XIII secolo, venne ricostruita la torre maggiore, a quattro piani, messi in comunicazione tra di loro tramite delle scale in legno: l'accesso era ubicato sicuramente al primo piano, mentre l'interrato doveva essere usato come deposito di derrate alimentari.
Nello spiazzo antistante la torre è documentata una cisterna adibita a raccolta delle acque e databile al XIII secolo. L'individuazione e lo scavo di questo sito, avvenuto nel lontano 1961, costituisce un punto di riferimento molto importante in quanto è considerato il primo castello normanno documentato in Calabria.
Altro discorso vale per la cosiddetta Motta di S.Marco Argentano, CS , che costituisce un esempio di particolare costruzione rientrante nella tradizione tipica normanna. La motta, (dal francese motte, castello in posizione elevata ) sarebbe stata inizialmente fortificata da una palizzata in legno a scopo difensivo. Nell'attuale forma la costruzione, ubicata nella zona sud-est dell'abitato moderno ed inglobata in una controscarpa, presenta una imponente torre circolare coronata da beccatelli ( struttura a sbalzo per sorreggere un ballatoio). L'edificio, che pare sia stato fatto costruire da Drogone nel 1048, ha un diametro di 44 m, si svolge su cinque livelli collegati da una scala, e l'ultimo ambiente, di dimensioni maggiori degli altri, presenta la volta semisferica ribassata. L'ingresso è costituito da una torretta quadrata, costruzione più recente di epoca aragonese, che consente l'appoggio del ponte levatoio. Alla metà degli anni cinquanta del secolo scorso sono stati effettuati dei restauri, finalizzati alla conservazione della struttura con la ripresa del tessuto murario e la ricostruzione dei beccatelli.

Nonostante venga individuato con il nome di Castello normanno-svevo , quello di Vibo Valentia, la medievale Monteleone, non conserva alcuna struttura ascrivibile a quel periodo. D'altra parte i nuovi conquistatori, avendo eletto Mileto capitale, non avevano, probabilmente, alcuna necessità di erigere nuove fortificazioni.
E' verosimile però che per tutelare il colle posto nella parte più alta, là dove sorgeva l'acropoli dell'antica città greca, i Normanni avessero costruito un accampamento, protetto presumibilmente da una palizzata in legno, piantandovi delle tende. La fonte, la cronaca del monaco Goffredo Malaterra, in effetti ricorda sessanta militi inviati da Roberto il Guiscardo con a capo il fratello Ruggero in "altiori cacumine montium Vibonetium castrametatus, tentoria fixit ut, longe lateque visus, incolas circumquaque facilus deterret". Suggestiva l'ipotesi che identifica il monte Poro, che si erge per un'altezza di 710 metri s.l.m. sull'omonimo altipiano, con la parte più alta dei colli vibonesi, anziché con la sede dell'attuale castello.
Quindi il brano del cronista Malaterra, storico del gran conte Ruggero, ritenuto a ragione una delle fonti più importanti sulla conquista normanna, fu interpretato male, soprattutto dagli studiosi ottocenteschi, forse in maniera non del tutto casuale. Infatti attribuendo ai Normanni la prima costruzione nell'area del castello intendevano nobilitarne le origini. Ad ogni modo l'attento studio delle fonti storiche ed iconografiche, connesse ad una lettura delle fasi edilizie e costruttive, hanno portato gli studiosi ad affermare che non vi sono strutture riconducibili all'epoca normanna. Il castello, nel suo impianto più antico, venne costruito da Federico II. La notizia è ricavata da tre frammenti di regesti (registri) angioini.
Questi confermano che tra il 1270 ed il 1275 la città venne rifondata dall'imperatore con abitanti provenienti da terre demaniali. Anche in un Breve( lettera personale del pontefice) di Alessandro IV del 1255, si legge che Monteleone fu fondata, o meglio rifondata, da Matteo Marcofaba segretario di Federico II su un fondo di proprietà del monastero della SS.Trinità di Mileto. Tra il 1240 ed il 1255 si colloca la realizzazione della fortificazione che, oltre ad avere funzioni di difesa, era deputata al controllo del territorio circostante. D'altra parte il confronto con altre situazioni analoghe avvalora la tesi che quanto costruito risponde a precisi criteri seguiti dall'imperatore anche per altre strutture coeve. Del primitivo edificio rimane testimonianza nella cosiddetta torre a "cuneo", oggi completamente ricolma e con le fondazioni portate fuori terra e, quindi, a vista.
All'esterno la cortina presenta ampie integrazioni di conci e trova riscontro, in ambito calabrese, nel castello della vicina Lamezia Terme - Nicastro. Anche la tecnica costruttiva, in conci squadrati, è riconducibile alle strutture di epoca sveva. Ad epoca angioina, invece, pare debbano ascriversi le trasformazioni operate nel fronte nord-ovest: apertura di un ulteriore ingresso e realizzazione di nuovi ambienti interni. Addossata alla cosiddetta torre a "cuneo" è la chiesetta dedicata a S.Michele datata indirettamente sulla base dei regesti del 1278-1279 che attestano, proprio per quegli anni, la presenza di un cappellano e di un chierico in pianta stabile presso la guarnigione del castello. Una terza fase che vide trasformazioni di tipo residenziale può essere attribuita ai Pignatelli, prima conti e successivamente duchi di Monteleone.
Il castello era utilizzato ancora come residenza quando venne danneggiato nel 1783, nel corso del rovinoso terremoto che aveva colpito quasi tutta la Calabria; in seguito a questo evento la fortezza venne trasformata in caserma. Per moltissimo tempo la struttura alla quale furono aggiunti ambienti e nuovi corpi di fabbrica, è rimasta inutilizzata fino al recente restauro finalizzato alla conservazione ed al riutilizzo come Museo archeologico statale.
Il maniero di Roseto Capo Spulico, CS, dopo molti secoli dalla sua costruzione presenta ancora oggi, intatto, tutto il suo fascino e la sua imponenza. Assai suggestiva la storia che si racconta a proposito del sito dove attualmente sorge il castello.
Pare che in questa località, chiamata Pietra di Roseto, fosse presente un romitorio abbandonato ( rifugio per eremiti) divenuto in un periodo successivo covo di briganti che terrorizzavano le contrade limitrofe con le loro scorrerie. Si racconta che San Nilo, famoso monaco vissuto in epoca bizantina, di passaggio nella zona li avesse messi in fuga, ponendo fine a quella incresciosa situazione.
In virtù di questo "miracolo" l'area acquisì agli occhi di tutti un alone di mistero. Ma un ruolo determinante giocò la posizione strategica del sito ben chiara ai nuovi dominatori, i quali decisero così di costruire il maniero che, durante il periodo Normanno, assunse un ruolo strategico particolare . Infatti sotto il regno di Ruggero II la Porta Roseti ebbe la funzione di segnare, dal punto di vista amministrativo, due Capitanati: l'uno che comprendeva la Puglia, la Lucania e la Campania, l'altro la Calabria e la Sicilia.

La posizione del castello, tra la Calabria e la Lucania, gli conferiva un ruolo fondamentale in quelle che erano le operazioni militari portate avanti da Roberto il Guiscardo. Inizialmente pare che la costruzione del castello si fosse resa necessaria proprio per marcare la linea ideale che suddivideva i possedimenti sulla costa ionica tra i due fratelli Altavilla, Roberto e Ruggero, che nonostante i legami di parentela pare non andassero molto d'accordo. Nella struttura, assai rimaneggiata nei secoli successivi, è possibile riconoscere parti originali nella più alta delle torri. L'imponente struttura si trova a strapiombo sul mare, su di una rupe di cui segue l'andamento naturale.
Le notizie più antiche di cui siamo in possesso risalgono, però, al periodo svevo in quanto il suo nome ricorre spesso negli atti di quella cancelleria. La pianta del castello è piuttosto irregolare, come si diceva prima, a picco sul mare e la rocca in pietra si fonde con la strana conformazione del soccorpo litico naturale.
La costruzione, circondata da mura speronate e merlate, dalla pianta quadrata con portale aggiunto successivamente, è caratterizzata dalla presenza di due torri, di cui una di forma quadrata ubicata sul lato sud, piuttosto sviluppata in altezza, mentre la seconda è posta sul lato ovest ed è coronata da merlature. Il cortile, alquanto ampio, ospita una cisterna, e vi si scorgono i resti di quelle che dovevano essere le scuderie. Le sale sono spaziose e la più ampia, illuminata da una bifora, presenta le arcate minori trilobe e i pilastri con capitelli di chiara impronta sveva.
Anche per il castello di Nicotera VV , nella sua veste odierna, non sono documentate strutture riconducibili al periodo normanno. Le fonti riferiscono di un primo nucleo fatto costruire da Roberto il Guiscardo, che aveva fortificato il luogo per offrire un punto d'appoggio al fratello Ruggero nelle operazioni belliche verso la Sicilia. Tale nucleo venne presumibilmente costruito nel 1065. Le torri angolari, pur essendo state rimaneggiate, evidenziano l'impronta normanna della costruzione. "Maestoso ed austero quale vigile custode della città...", così lo descriveva Goffredo Malaterra.
Nella zona denominata attualmente Baglio, nella parte sommitale della collina, doveva essere ubicato il valium, ovvero il recinto merlato e murato con una o due torri; nella parte sottostante, invece, doveva esserci il fortilizio, cioè la cittadella. Nel periodo bassomedievale si definiva "barbacane", o cittadella, la struttura utilizzata come sentinella o area di protezione del castello. Attraverso la "portagrande" si accedeva al maniero dotato di fossato e di ponte levatoio, che veniva comandato tramite grosse catene e metteva in comunicazione con l'abitato, che si era sviluppato intorno e dove era ubicata, anche, la chiesa dedicata a S.Nicola.
Il castrum, o accampamento, pare sia stato costruito, o ristrutturato, dal gran Conte Ruggero per fronteggiare le incursioni saracene di cui fornisce notizie sempre il cronista Goffredo Malaterra. Pare, comunque, che nel 1200 la città di Nicotera fosse semidiroccata, probabilmente in seguito al terremoto che alla fine del 1184 distrusse la Calabria. E' chiaro che le vicende del castello sono strettamente collegate a quelle del sito ed in effetti Nicotera rivestiva un ruolo strategico di primo piano.
Durante la guerra del Vespro, divampata tra Angioini e Aragonesi, Nicotera divenne per sette mesi sede della corte e luogo deputato alla preparazione delle operazioni belliche.

Delle strutture relative al periodo angioino rimangono la "portagrande", dalla quale si accedeva al maniero.
Bibliografia
M.Mafrici, Il castello di Roseto Capo Spulico, in Calabria sconosciuta, I, (1978), 3, p.92-96.
M.Mafrici, Il castello di Nicotera , in Calabria sconosciuta, 4, (1978), pp.82-87.
F.Martorano, Il castello di Vibo Valentia: una fondazione federiciana, in Quaderni del dipartimento Patrimonio Architettonico Urbanistico,9, pp., 155-174.