10/9/2010
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Storia di una migrazione

Storia di una migrazione

I primi cavalieri Normanni  erano giunti in maniera disordinata nell'Italia meridionale   all'inizio del XI sec. quando, in qualità di mercenari, offrirono i loro servigi al principe di Salerno. Originari della Normandia, regione ubicata nella Parte più a nord della Francia di fronte alle coste della Gran Bretagna, gli Uomini del Nord si erano ben inseriti in quello che era lo scacchiere politico di quel momento: situazioni politiche frantumate e, dal punto di vista culturale, polifoniche.

Infatti l'Italia meridionale  era controllata nella parte a nord da gastaldati Longobardi  (circoscrizioni amministrate da gastaldi per conto del re),  e in quella più a sud dai  temi (province)  Bizantini. Essere stati al servizio del principe di Salerno, aver combattuto per un periodo al fianco dei Bizantini, li aveva resi consapevoli della fragilità e precarietà dei vari stati per i quali o contro i quali avevano guerreggiato. La ricchezza di queste terre meridionali, inoltre, aveva esercitato sui conquistatori del nord un  forte fascino tanto  da spingerli  alla conquista di   più territori possibili.

Esapansione normanna

Tra i guerrieri Normanni emerge  per la forte personalità Roberto d'Altavilla,  figlio di Tancredi detto il Guiscardo, cioè il furbo, lo scaltro ( " più sottile di Cicerone  e più accorto di Ulisse") che, approfittando delle debolezze dei contendenti, realizzò in breve tempo il sogno di conquista di terre e beni. Roberto era giunto in Italia meridionale al seguito dei fratelli maggiori Guglielmo Braccio di Ferro e Drogone d'Altavilla i quali, a loro volta, erano stati ingaggiati da Guaimario V per respingere i Bizantini dalla zona dell'alto Tirreno cosentino e dalla valle del Crati.

Le tappe della conquista normanna

Successivamente al Guiscardo fu riconosciuta la genialità, la destrezza politica, l'astuzia ed il coraggio, ma gli inizi furono contraddistinti  da un comportamento da vero predone che, pur di raggiungere il proprio scopo, non esitò ad uccidere e saccheggiare villaggi e città. Infatti, dopo la morte di Guaimario V assassinato mentre tentava di riportare l'ordine nelle città ribelli, Roberto d'Altavilla - a capo di bande organizzate di predoni - viveva razziando bestiame, devastando quanto incontrava sul suo cammino e, soprattutto, terrorizzando le  popolazioni.  Nel 1058 ribadì la sua sottomissione feudale a Gisulfo I, figlio del defunto Guaimario V, e ne sposò, in seconde nozze,  la sorella Sichelgaita. Tutto questo caratterizza la prima fase di conquista  ed il regno che i Normanni costruirono,  diversificato nelle varie identità culturali e religiose, fu contraddistinto da una notevole coesione politica che ancora oggi non può essere spiegata se non con le straordinarie doti politiche  dei suoi sovrani. 

Il forte desiderio di  conquistare terre e possedimenti  è strettamente collegato alle  motivazioni che inizialmente avevano spinto i Normanni ad allontanarsi dalle proprie terre per raggiungere quelle più lontane. La crescita demografica, infatti, obbligava coloro i quali non disponevano di proprietà ed eredità a cercare di impadronirsi di  nuovi territori. Vigeva, inoltre, la regola  che prevedeva la  sottomissione di volta in volta al signore di turno; questi  obbligava soprattutto gli esponenti dell'aristocrazia locale, spesso molto rissosa ed aggressiva, ad allontanarsi e quindi ad emigrare. Calabria normanna

La diaspora dei guerrieri Normanni in terre lontane, pertanto, non fu la migrazione di un popolo bensì un'espressione riconducibile ad un determinato gruppo sociale che così realizzava necessità proprie e propri valori. Si narra che Melo, nobile longobardo nativo di Bari, con  una forte  personalità ed un particolare ascendente sulla sua città e sulla regione pugliese in generale, cercava di far sollevare la popolazione di Salerno dal giogo dei Bizantini. Per la buona riuscita dell'impresa cercò di convincere un gruppo di pellegrini Normanni, recatisi in viaggio presso il monastero di S.Michele  sul Gargano, ad offrirgli aiuto.

Questi non accettarono la proposta ma promisero di incoraggiare i compatrioti ad unirsi a loro. Un'altra versione, invece, riferita da Amato di Montecassino, voce autorevole sulla storia dei Normanni in Italia, riporta che un gruppo di pellegrini Normanni di ritorno dalla Terrasanta, durante lo sbarco nella città  di Salerno, affrontarono i mussulmani mettendoli in fuga  e liberando così la città. Ma anche in quest'occasione non accettarono la proposta di rimanere al servizio dei longobardi, e fu così che una delegazione seguì i pellegrini in Normandia per reclutare un corpo di ausiliari piuttosto consistente. Da questo momento in poi la presenza dei Normanni divenne una costante e la Calabria bizantina,  regione  ricca grazie alla gelsicoltura, alla conseguente produzione della seta ed alla piccola e media proprietà contadina, divenne un'appetibile preda per chi aveva abbandonato il proprio paese d'origine alla ricerca di nuovi territori.

La Calabria, tra il X ed XI secolo, fu contraddistinta da una forte identità culturale e religiosa di tipo prettamente greco, nonostante la lontananza dalla capitale e dalle altre province ellenizzate del mondo bizantino. Nel nord della regione persisteva, invece,  la tradizione culturale latina di  matrice  longobarda. Possiamo affermare che l'inizio dell'avventura  normanna coincide con il tentativo di riportare la sovranità  longobarda sui territori che afferivano al principato di Salerno.

Tancredi

Roberto il Guiscardo, della numerosa  famiglia  degli Altavilla, aveva raggiunto i fratelli maggiori in Italia tra il 1046 ed il 1047. Questi ultimi, che avevano conquistato delle posizioni di prestigio, consigliarono il giovane erede Altavilla ad indirizzare le proprie mire espansionistiche  nei confronti  della Calabria.  A suo favore giocò una  circostanza  importante allorquando, nel 1053 a Civitate, si distinse tra i  capi Normanni nel  contrastare il tentativo di Papa Leone IX di scacciare i cavalieri Normanni dal sud d'Italia. Contestualmente, però, avviò, con la sottomissione, proficui rapporti di alleanza che spinsero il papa a rivedere le proprie posizioni.   

Dopo un primo periodo  di iniziale tensione con il papato, il Guiscardo, con equilibrio, saggezza e determinazione, riuscì a tessere importanti relazioni e ad intraprendere  proficui rapporti di alleanza.

Il quartier generale del giovane condottiero venne stabilito a Scribla, nei pressi dell'odierna Spezzano Albanese, e da qui continuò la sua lotta nei confronti dei Bizantini aiutato dal fratello minore Ruggero che, nel frattempo, dalla Normandia aveva  finalmente raggiunto l'Italia meridionale. Il piccolo castrum (abitato fortificato) bizantino di Mileto divenne  quartier generale  di Ruggero, che insieme a Roberto riuscì ad espugnare Reggio, dove si erano ritirate le truppe bizantine, costrette a rifugiarsi a Squillace, nell'estremo tentativo di salvarsi dalla furia dei guerrieri Normanni. Subito dopo i soldati bizantini ripartirono, dalla cittadina ionica, alla volta di Costantinopoli. La data del 1059-1060, con la caduta di Reggio, segna pertanto la fine  dell'impero bizantino e l'avvento del dominio normanno.

Questo aveva preso avvio in un momento particolare  anche per via di una terribile  carestia che, scoppiata nel 1058, si era aggiunta alla violenza  delle operazioni di conquista. L'arrivo e la stabilizzazione dei Normanni non aveva però  allentato  i legami dei greci di Calabria con Bisanzio, anzi i contatti con l'antica capitale erano ancora vitali e, d'altra parte,  i nuovi dominatori avevano assunto un ruolo di  pacificatori tra le due chiese, quella greca e quella latina.

In questo clima relativamente disteso i Normanni agevolarono nuove fondazioni monastiche o restaurarono costruzioni abbaziali che richiedevano urgenti interventi,  oppure fondarono ex novo monasteri e chiese senza tralasciare però di difendere e diffondere la cultura occidentale che prevedeva l'introduzione del sistema feudale, la latinizzazione delle istituzioni ecclesiastiche su indicazione dei Papi e della chiesa di Roma.

Sedi abbazie normanne

Scopo fondamentale dei giovani figli di Tancredi era, infatti, far dimenticare al più presto l'origine illegittima del loro potere che andavano consolidando sempre più, in un preciso piano politico, con la promozione della costruzione di nuove chiese o monumenti, investendo ricchezze e beni  per una sorta di riconciliazione con le alte sfere ecclesiastiche e con le popolazioni locali. Le opere del cronachista Amato di Montecassino [1] [1] (Ystoire de li Normant) e del  biografo Goffredo Malaterra [2] [2] (De rebus gestis Rogerii Calabriae et Siciliae comitis et Roberti Guiscardi ducis fratris eius), che narrano le gesta della conquista, costituiscono un supporto imprescindibile per la ricostruzione delle vicende collegate  ai condottieri Normanni nell'Italia meridionale, anche se il loro lavoro rimane pur sempre un punto d'osservazione abbastanza partigiano.

Negli ultimi anni, per fortuna,  l'intensificarsi delle ricerche  archeologiche sull'alto  medioevo nell'Italia meridionale  e in Calabria  ha accresciuto  di molto le nostre conoscenze introducendo un nuovo punto di vista, più obbiettivo  rispetto alle fonti storiografiche anch'esse,  comunque, molto importanti.  Gli studi hanno preso l'avvio nel lontano 1961  con  gli scavi pionieristici  di Scribla, a cura di Margherite Mathieu, che costituiscono sicuramente  il punto di partenza  della ricerca archeologica medievale in Calabria.

Non bisogna tuttavia dimenticare che Paolo Orsi, archeologo classico  che operò in Calabria ai primi del 1900, si interessò dei monumenti medievali calabresi di maggior rilievo, allora praticamente sconosciuti anche agli stessi calabresi.  E' comunque  nell'ultimo decennio che si sono intensificate  le  indagini di scavo nei centri più importanti come Gerace e, per rimanere sul versante ionico,  nel piccolo monastero di  S.Giovanni Theresti di Bivongi o ancora a Stilo, e più recentemente a S.Severina.

Ma anche in altre zone l'attività  sul campo è stata  intensificata di molto  e le indagini, finalizzate ad una conoscenza  più puntuale di monumenti, strutture civili e manufatti, hanno  chiarito molti aspetti fino ad ora sconosciuti.

Si ricordano in questa sede gli scavi presso S.Eufemia, avvenuti dopo che la grande abbazia normanna era stata ricoperta dalla folta vegetazione e se ne erano perse le tracce, oppure quelli condotti di recente  presso l'abbazia di Mileto e ancora presso l'episcopio di Tropea. In tutti questi casi  si tratta di eventi di estremo interesse in quanto i tre centri hanno esercitato un ruolo determinante nel  periodo eroico della storia dei Normanni in Italia.   

Bibliografia:

Goffredo Malaterra, De Rebus Gestis Rogerii Calabriae et Siciliae comitis et Roberti Guiscardi ducis fratris eius , a cura di E. Pontieri, in Rerum Italicarum Scriptores , Bologna 1927-1928, vol VI, 1-3.
Amato di Montecassino, Ystoire de li Normant,  ed. V.de Bartholomaeis, Roma 1935.
J. Lindsay, I Normanni, I discendenti dei pirati vichinghi alla conquista del mondo moderno, Milano 1997.
D.Matthew, I Normanni in Italia, Bari 1997.
P. Delogu, I Normanni in Italia, Cronaca della conquista e del regno, Napoli  1984.
E.Pontieri , I Normanni nell'Italia meridionale, Napoli 1948.
Cavalieri alla conquista del sud , Studi sull'Italia normanna in memoria di Léon-Robert Ménanger,  (a cura di E.Cuozzo e J-M. Martin), Bari 1998.
AA.VV., I Normanni Popolo d'Europa, Catalogo della mostra. Venezia 1994. 
S. Tramontana, I  Normanni in Italia. Linee di ricerca sui primi insediamenti. Aspetti politici e militari, Messina 1970.
E.Cuozzo, L'unificazione normanna e il regno normanno svevo, in Storia del Mezzogiorno,  collana diretta da G.Galasso,  Il Medioevo, vol. II, tomo II, Napoli 1989, pp.593-825.
S.Tramontana, La monarchia normanna e sveva, Torino 1994.
J.M.Martin, La vita quotidiana nell'Italia meridionale ai tempi dei Normanni, Milano 1995.


[1][1] Nato tra il 1020-1030,  di origini longobarde,Amato visse nel  monastero di  Montecassino all'epoca dell'abate Desiderio. La sua Istoria è giunta fino a noi non nell'originale redazione in lingua latina bensì in una versione in francese volgare. Più antica dell'opera del Malaterra, tratta di avvenimenti svoltisi soprattutto in Campania sia perché a lui più noti che più vicini alla vita del monastero presso il quale operava e di cui Roberto il Guiscardo era stato generoso benefattore.

[2][2] Goffredo Malaterra divenne monaco in Francia nel monastero normanno di  Saint-Evroul -sur- Ouche. Giunto in Italia alla metà del XI secolo visse in diversi monasteri tra cui quello della SS.Trinità di Venosa e di Mileto, ma soggiornò a lungo anche in Sicilia dove venne scelto da Ruggero Gran Conte per tramandare le gesta dei figli di Tancredi d'Altavilla. 

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