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RESTAURATA LA STATUTA DELLA MADONNA CON BAMBINO DEL NACCHERINO
La preziosa statua lingea della Madonna con bambino, opera attribuita a Michelangelo Naccherino (Firenze 1550 - Napoli 1622), e' tornata a Vibo Valentia nella sua sede originaria della Chiesa di Santa Maria degli Angeli dopo un lunghissimo periodo di restauro.
L'opera restaurata è stata presentata al pubblico per iniziativa del Sistema Biblitoecario Vibonese in occasione della terza settimana delle biblioteche calabresi.
Madonna con Bambino
Statua lignea del sec. XVI
Altezza cm 175
Michelangelo Naccherino (Firenze 1550 - Napoli 1622)
Chiesa di S. Maria degli Angeli
La scultura a tutto tondo in legno stuccato e dipinto, con figure a grandezza naturale, e' stata citata nell'Inventario del Frangipane come Madonna a figura intera, ricca, lavoratissima, insieme ad un Bambino, ignudo, grossolano che reca un uccelletto ; l'opera veniva vagamente datata tra il XVI e il XVII secolo. In verita' ci troviamo di fronte ad una scultura pregevole per fattura, databile alla seconda metà del secolo XVI; essa è un ulteriore esempio di cultura napoletana, giunta in Calabria per un ignota committenza.
Ritenuta dal Tarallo opera di ignoto scultore calabrese della fine del secolo XVI, la monumentalita' dell'impianto, la rigorosita' con cui e' condotto il panneggio, che risente talvolta di cadenze gaginesche, le linee perfette del volto icasticamente ritratto della Madonna, la dolcezza e nello stesso tempo l'accuratezza anatomica del bambino che poggia saldamente la mano sinistra sulla colomba come a trattenerla alta che a far leva su di essa nel precario equilibrio della posa; tutto ciò induce a pensare ad un'opera napoletana, di buon livello.
Il Dott. Teodoro Fittipaldi (Ispettore della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici della Campania) tende a considerarla opera di Michelangelo Naccherino, attivo a Napoli e nel Regno degli anni ottanta del Cinquecento fino al 1622, anno della sua morte.
Scrive il Morisani che il Naccherino conclude il secolo sotto l'istesso segno che ne aveva governato agli inizi, definendo così quello che e' il segno piu' riconoscibile di tutto l'operare dell'artista, l'intento celebrativo. E' in questo modo che si conclude cio' che pure gli scultori che avevano preceduto il Naccherino avevano espresso, e cioe' il rapporto spesso drammatico tra vita e morte leggibile sui volti, sulle figure impostate secondo uno scorcio diverso che le faceva avanzare e arretrare nello spazio.
Il Molisani, che esprime un giudizio critico in parte negativo sulle scelte stilistiche e iconografiche del Naccherino - giudizio talvolta condiviso nel Rotili - , viene corretto dalla Nava Cellini e ricondotto verso una rivalutazione essenzialmente storica di questa personalità che seppe cogliere la tendenza classicheggiante che serpeggiava negli ambienti controfirmati dell'ultimo manierismo.
Attribuzione orale del Dott. Teodoro Fittipaldi.
A. Frangipane, Inventario, cit., p. 114.
P. Tarallo, Raccolta di notizie e documenti della città di Monteleone, Monteleone 1926, p. 283.
O. Molisani, La scultura del Cinquecento a Napoli, in "Storia di Napoli", vol. V, tomo II, p. 770.
O. Molisani, Ivi, p. 774 -776.
M. Rotili, L'arte del Cinquecento nel Regno di Napoli, Napoli 1976, fig. 76.
A. Nava Cellini, La scultura dal 1610 al 1656, in "Storia di Napoli" vol. V, tomo II, p. 785 e segg.
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