|
Rapporto sulla situazione delle biblioteche calabresi
a cura di Gilberto Floriani
1. Assetto istituzionale
Secondo quanto stabilito dalla Costituzione italiana, nel 1972 lo Stato ha trasferito alle Regioni la competenza legislativa in materia di biblioteche di enti locali e d'interesse locale, tale trasferimento fu completato con la legge di delega 27 luglio 1975, n. 382 e relativo decreto d'attuazione 24 luglio 1977, n. 616.
La Regione Calabria ha disciplinato questa competenza con la legge n. 17 del 26 Aprile 1985 "Norme in materia di biblioteche di ente locale e d'interesse locale", con la quale è stato definito il modello istituzionale della biblioteca pubblica calabrese. Accogliendo un'impostazione elaborata da altre regioni, i legislatori stabilirono che la biblioteca pubblica dovesse essere un'istituzione dalle molteplici finalità culturali, informative, educative, nell'ambito delle quali la conservazione, la tutela e l'utilizzo del bene culturale librario avrebbero trovato opportuna collocazione, la cui azione doveva diffondersi sul territorio in maniera capillare ma articolata in sistemi bibliotecari, la cui gestione doveva essere affidata ai bibliotecari coadiuvati da organismi rappresentativi delle diverse realtà locali e per la cui promozione e incremento la regione sarebbe intervenuta attivamente e direttamente con finanziamenti ed iniziative.
La valutazione complessiva sugli effetti che la normativa regionale ha prodotto esula dalla presente trattazione, tuttavia si può affermare che essi non sono stati del tutto negativi se è vero che la situazione delle biblioteche calabresi, a distanza di quasi ventenni dall'approvazione della legge, è, nonostante le perduranti gravi insufficienze, migliore rispetto a quella degli anni Ottanta.
Questo giudizio non ci dispensa però dall'evidenziare i forti limiti del sistema bibliotecario calabrese, i quali, prima ancora che dalla legge, derivano dal modo in cui questa è stata applicata e dell'insufficienza delle risorse che le autorità regionali sono riuscite a rendere disponibili affinché producesse tutti gli effetti necessari.
E' mancata una precisa valutazione delle dimensioni dell'intervento che si sarebbe dovuto dispiegare per far sì che la Calabria, la quale già soffriva di fortissimi ritardi in questo campo, potesse dotarsi, in tempi non troppo lunghi, di una rete di biblioteche quantitativamente e qualitativamente efficienti ed efficaci, comparabili con il livello medio nazionale e con gli standard quantitativi e qualitativi di funzionamento elaborati dai bibliotecari e dalle loro associazioni.
Sono rimasti pressoché irrisolti i problemi della dimensione e della funzionalità delle biblioteche calabresi, le quali sono di piccole o piccolissime dimensioni, a parte poche lodevoli eccezioni (Cosenza, Reggio Calabria, Catanzaro, Palmi), sono carenti nei servizi, nella logistica, nell'organizzazione e nel personale.
Nessuno ha mai pensato di trovare le risorse per costituire ex novo una o più biblioteche di eccellenza, capaci di essere dei riferimenti per tutte le altre biblioteche del territorio regionale e nei quali fosse possibile trovare tutti quei volumi e documenti multimediali d'interesse bibliotecario prodotti annualmente (circa 12.000 nuovi titoli l'anno, per un importo di circa 300.000 euro). Esse avrebbero rappresentato per la Calabria un tema collettivo di grande valore, sarebbero state il segno visibile della ricerca di una dignità nuova e la testimonianza più forte della volontà di perseguire un profondo cambiamento sociale ed economico.
2. Statistiche e misurazione
Esiste un'anagrafe delle biblioteche calabresi, curata dall'Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e del Ministero per i beni e le attività culturali, pubblicata nel 2001, ma che fotografa la situazione di circa cinque anni or sono e avrebbe quindi bisogno di un complessivo aggiornamento.
Per quanto riguarda la Calabria sono state censite 370 biblioteche, di cui 280 di proprietà pubblica. Di queste 211 sono comunali, la maggioranza delle quali nate dopo il 1985. Per quanto riguarda la suddivisione territoriale 41 sono nella provincia di Catanzaro, 191 a Cosenza, 22 a Crotone, 68 a Reggio Calabria e 48 a Vibo Valentia. Il patrimonio complessivo può essere stimato tra i due e i tre milioni di documenti, comprendendo anche il patrimonio storico. Delle 211 biblioteche comunali più di tre quarti hanno un patrimonio al di sotto dei 2.000 documenti (lo standard minimo nazionale è di 5000 documenti). Nuove valutazioni non possono essere svolte perché mancano del tutto dati affidabili relativamente alle acquisizioni, agli utenti iscritti, ai prestiti, alla dotazione di personale, allo spazio a disposizione degli utenti, agli orari di apertura, alla spesa pro capite, alla dotazione pro capite, alla dotazione di periodici, alla percentuale degli iscritti sulla popolazione, ai prestiti e all'indice di circolazione annuo del patrimonio documentario posseduto.
Da ricerche condotte a livello nazionale si è stimato che circa il 13% della popolazione italiana è utente delle biblioteche pubbliche. Nel Sud vi sono meno biblioteche in rapporto ai residenti, e mentre il Nord raggiunge i risultati migliori, stimati attorno al 17% d'iscritti sulla popolazione, la realtà di questo servizio diventa più povera via via che si scende verso il meridione, con ampie aree al di sotto del 10%. Per la Calabria, gli unici dati posseduti, che possono essere utilizzati come spia di una situazione generale, sono quelli riguardanti la città di Vibo Valentia, la quale con circa 35.000 abitanti conta annualmente di circa 2.500 iscritti al prestito, il 7% circa della popolazione, con 6.000 prestiti, pari a 0,17 prestiti per abitante, una situazione lontana da quella della Lombardia che ha 0, 98 prestiti per abitante e della Toscana che ha 0,36 prestiti per abitante. Il rapporto libri/abitanti in Lombardia è di 2,08 e a Vibo Valentia in pratica la metà. Le acquisizioni sempre a Vibo Valentia sono pari a 43 volumi annui ogni mille abitanti a fronte dei 119 della Lombardia. Ai finanziamenti insufficienti è dovuta anche la ridottissima offerta di documenti multimediali.
Sempre dall'Anagrafe delle biblioteche calabresi leggiamo che, rispetto al totale di 370 biblioteche, soltanto 200 dichiarano di essere in grado di fornire informazioni bibliografiche agli utenti, 159 di eseguire riproduzioni dei documenti posseduti, 213 di dare in prestito i loro libri e soltanto 28 dichiarano di essere in gradi di fornire il servizio di prestito nazionale e/o internazionale tra biblioteche. Sono dati molto crudi che denunciano in maniera evidente l'assoluta arretratezza di un settore che gioca un ruolo fondamentale nella formazione culturale dei giovani e più in generale dei cittadini.
3. Diffusione di Internet
Non si hanno dati esatti sulla diffusione di Internet nelle biblioteche calabresi, tuttavia è corretto pensare che la diffusione sia ancora piuttosto bassa, soltanto poche biblioteche hanno, infatti, un indirizzo web ed e-mail.
Un tentativo concreto per dotare le biblioteche di nuove tecnologie e di farle diventare luoghi d'alfabetizzazione informatica è stato compiuto con il progetto del Ministero per i beni e le attività culturali "Mediateca 2000".
Il Piano d'azione "Mediateca 2000" si poneva come obiettivo principale lo sviluppo dell'infrastruttura della conoscenza, attraverso la costituzione di una rete di servizi integrati diffusa su tutto il territorio e incentrata su una rete di strutture specifiche: le mediateche. Il Piano assume come punto focale per la propria realizzazione le biblioteche, in quanto centri di raccolta e di diffusione di cultura e di informazioni e, pertanto, presupposto naturale per la nascita della mediateca.
Gli obiettivi erano i seguenti:
· creare su tutto il territorio nazionale una rete di mediateche, quali centri di diffusione della cultura della multimedialità, e delle infrastrutture di raccordo tra di esse, nonché la formazione dei relativi operatori;
· contrastare il declino della biblioteca "monomediale", non per soppiantare il libro, ma per promuoverne la riscoperta nel concerto dei nuovi media;
· favorire l'alfabetizzazione all'informatica ed educare alla multimedialità come supporto e all'inserimento nel mondo del lavoro;
· favorire la nascita di luoghi di aggregazione sociale per quelle fasce giovanili, che riempiono le statistiche dei non lettori da un lato, ma che, laddove conoscono l'uso dei mezzi informatici, li utilizzano soprattutto per i videogiochi;
· creare uno spazio (aula attrezzata con computer, accesso Internet e videoconferenza) dove esplorare una didattica innovativa (apprendimento a distanza), rispetto ad una visione tradizionale della trasmissione della cultura.
Per dare attuazione a questa iniziativa il Ministero per beni e le attività culturali emanò nel 2000 un bando al quale potevano partecipare gli enti locali che intendessero realizzare una mediateca con gli obiettivi sopra elencati. Lo Stato avrebbe contribuito con un finanziamento pari al 30% sui costi d'investimento e al 15% di quelli d'esercizio. Dei tanti progetti presentati dai comuni e dalle province calabresi il Ministero ha approvato 19 progetti, per un investimento a carico dei comuni di 4.828.378.622 lire e un contributo ministeriale di lire 1.450.000.000. Alcuni di questi progetti, in particolare quelli più costosi e ambiziosi, non sono stati realizzati, né probabilmente lo saranno mai, quelli più piccoli hanno invece trovato una qualche forma di messa in opera ed in alcune biblioteche cominciano a fare la loro apparizione qualche computer multimediale e qualche accesso ad Internet.
Sarebbe forse opportuno realizzare un monitoraggio per capire che tipo di interventi sono in atto, con quali tecnologie, ecc., in modo da poter meglio indirizzare eventuali successivi interventi dello stato e soprattutto della Regione.
4. Copyright
Per favorire la massima accessibilità del pubblico, di norma i servizi delle biblioteche sono gratuiti, ad eccezione di rimborsi spese, per esempio per i prestiti interbibliotecari, ecc. Sta adesso sollevando un forte dibattito la recente legge (L. 248/2000) che introduce anche per i servizi delle biblioteche la limitazione al diritto di copia al 15% di ciascun volume o fascicolo di periodico. E' anche previsto un compenso forfetario, che dovrà essere versato ogni anno dalle biblioteche o dagli enti dai quali esse dipendono. La misura del compenso deve essere stabilita dalla SIAE (Società italiana autori e editori) in accordo con le associazioni degli autori e degli editori. Il dibattito è ancora aperto, ma si vanno già definendo accordi separati con i rappresentanti delle diverse istituzioni da cui dipendono i vari tipi di biblioteche (Comuni, Stato, Università...). Questo ovviamente accresce la debolezza e le differenze fra i servizi bibliotecari. La preoccupazione è alta per varie ragioni: in Italia finora la legge permetteva liberamente le fotocopie in biblioteca per uso personale e di studio, e quindi la nuova normativa appare una forte limitazione al diritto di libero accesso. Le biblioteche inoltre non riscuotono sufficiente attenzione da parte dei loro amministratori e finanziatori, e queste ulteriori spese, anche se non saranno imputate direttamente sui bilanci delle biblioteche, verranno comunque a ricadere sui cittadini.
5. Professione
Uno dei punti dolenti della situazione delle biblioteche calabresi riguarda la professione dei bibliotecari. Generalmente, fatte salve alcune eccezioni, le biblioteche non dispongono di personale tecnico e scientifico in misura adeguata.
La scarsità di personale nelle biblioteche degli enti locali è un dato che si ricava anche dalle iscrizioni all'Associazione italiana biblioteche (AIB), l'associazione professionale dei bibliotecari italiani, la quale conta in Calabria un centinaio di iscritti, in buona percentuale occupati nelle biblioteche universitarie, in particolare in quella di Cosenza.
Questo dato produce altresì dei risultati paradossali per quanto riguarda il funzionamento della legge regionale 17/85, la quale, nei suoi organismi consultivi (comitato tecnico scientifico e consulta), riconosce ampi spazi di rappresentanza all'AIB. Con il risultato che i pareri di merito di una legge che interviene sui meccanismi di funzionamento delle biblioteche locali sono affidati a dei bibliotecari universitari, i quali, pur competenti e motivati, vivono situazioni professionali e normative completamente diverse da quelle del personale delle biblioteche comunali.
Recentemente l'AIB ha organizzato per conto della Regione un corso d'aggiornamento per operatori delle biblioteche che ha visto una nutrita partecipazione, ma anche in questo caso più che di personale effettivamente e stabilmente legato alle biblioteche si trattava di figure "in transito", di persone, vale a dire, del cui domani, come operatori di biblioteca, non c'è certezza (LPU, LSU, obiettori di coscienza, amministrativi degli enti locali, ecc.).
6. Progetti
Stabilito che le piccole biblioteche calabresi non possono provvedere autonomamente a fronteggiare le esigenze degli utenti, sia per la scarsa dimensione delle raccolte, sia per l'incapacità di provvedere ad alcuni servizi essenziali come la catalogazione, la scelta dei materiali da acquistare, ecc., la strada da percorrere per cominciare a risolvere almeno una parte di questi problemi è quella della cooperazione tra le biblioteche con tutti i soggetti che hanno competenza nel settore (la Regione, gli Enti locali, il Ministero per i beni e le attività culturali, ecc.).
Alle biblioteche calabresi serve un progetto complessivo, finalizzato all'attivazione di servizi e attività comuni ai quali le biblioteche saranno chiamate a dare la loro adesione corrispondendovi in maniera puntuale nei modi e nei tempi dovuti.
In questa direzione la Regione ha, negli ultimi due anni, cercato di modernizzare la rete delle biblioteche pubbliche, avviando due grandi programmi che nelle intenzioni progettuali dovrebbero cambiare il volto del settore. Il primo è la creazione di una rete di biblioteche pubbliche d'informazione e cultura, il secondo riguarda invece la valorizzazione del patrimonio bibliografico storico e archivistico.
Il primo progetto è quello dell'istituzione del Servizio Bibliotecario Regionale, che consiste nella creazione di un Polo del Servizio Bibliotecario Nazionale a Reggio Calabria, al quale fanno riferimento 17 biblioteche delle province di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Catanzaro e che prevede la digitalizzazione dei cataloghi delle biblioteche, il prestito interbibliotecario, il coordinamento della formazione delle riaccolte, la formazione del personale, ecc. Tale iniziativa sarà poi estesa a tutta la regione con l'attivazione del Polo SBN della Biblioteca Nazionale di Cosenza, in collaborazione con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.
Ciò consentirà di portare i cataloghi delle biblioteche calabresi su Internet, per permettere agli utenti di interrogare simultaneamente tutti i cataloghi di biblioteche e sistemi bibliotecari esistenti in Calabria, ed inoltre, sempre attraverso Internet, di collegarsi con l'OPAC dell'Istituto centrale per il catalogo unico, che raccoglie 1.600 biblioteche, in prevalenza statali e universitarie, con 9.000.000 di localizzazioni e 4.500.000 descrizioni bibliografiche. Collegato a questo progetto vi è anche la valorizzazione del patrimonio storico, attraverso la digitalizzazione di libri antichi, manoscritti, cataloghi, ecc., al fine di realizzare una biblioteca digitale calabrese da fruire attraverso Internet, anche per finalità turistico-culturali.
Il secondo intervento di rilevo è stato la riattivazione del Centro del restauro del libro antico di Reggio Calabria, realizzato agli inizi degli anni '90, che ha come finalità di operare d'intesa con i competenti servizi dello Stato per la salvaguardia, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio bibliografico e archivistico storico di pregio della regione.
7. Tutela del patrimonio bibliografico storico e di pregio
Unitamente alle competenze in materia di biblioteche di ente locale e d'interesse locale lo Stato ha trasferito alle regioni a statuto ordinario quelle relative ai beni librari e le raccolte librarie di grande interesse culturale che facevano capo alla soprintendenze bibliografiche regionali.
L'azione svolta dalla Regione Calabria in questo delicato settore ha avuto molti limiti oggettivi, causati da mancanza ed inesperienza del proprio personale, e pertanto molte delle attività conoscitive finalizzate alla tutela e alla salvaguardia, ben definite dalle leggi e dai decreti di trasferimento delle competenze del 1972, non sono mai state svolte.
Si può tranquillamente affermare che fino ad oggi la Regione Calabria non ha ancora una precisa e dettagliata conoscenza del patrimonio presente sul proprio territorio, non ha un elenco analitico e descrittivo dei beni presenti sul proprio territorio, non fa le dichiarazioni e le notifiche d'interesse per le raccolte private di grande interesse culturale, non svolge azione di controllo, non esercita le azioni di vigilanza sulle attività commerciali e sulle esportazioni delle collezioni bibliografiche. |