6/2/2012
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2001/02

III RASSEGNA DEL PRESEPE STORICO ITALIANO
Palazzo Gagliardi
15 Dicembre 2001 - 4 Febbraio 2002

Per il terzo anno consecutivo l'Amministrazione provinciale di Vibo Valentia organizza, durante il periodo natalizio, una rassegna d'arte presepiale. Un appuntamento diventato ormai fisso,rinnovato sull'onda lunga del successo riscosso dal1e prime due edizioni delta mostra. Un'esposizione di presepi è in un certo senso la massima espressione del coinvolgimento popolare rappresentazione sacra, con tutte le suggestioni e le atmosfere che soltanto il Natale riesce a generare.
In questo contesto Palazzo Gagliardi, che ospita la mostra. si proietta ad assolvere, nell'attesa del suo completo restauro architetto e funzionale, il ruolo che avrà in futuro, che sarà quello di ospitare attività museali e culturali capaci di ridare lustro al centro storico di Vibo Valentia, nella prospettiva di una possibile rinascita culturale della città e di tutto il territorio provinciale.
L'esposizione di quest'anno, ospita quanto di meglio ha saputo esprimere una delle più grandi tradizioni artigianali e artistiche collegate con il presepe. quella salentina della provincia di Lecce, famoso fin dal Settecento in tutto il mondo per la lavorazione delle cartapesta. L'iniziativa è motivo di grande orgoglio per l'amministrazione, che ha voluto in questo modo dar vita a una grande testimonianza della magia del presepe e della sua straordinaria capacità di rappresentare il mistero della Natività, attraverso forme e colori di grande realism, poesia e creatività. Offriamo questa iniziativa di grande impatto emotivo a tutti i cittadini, per esprimere anche in questo modo limpegno costante dell'Amministrazione provinciale per il ri!ancio culturale di questa città e dell'intero vibonese.

Gaetano Ottavio Bruni
Presidente della Provincia di Vibo Valentia

MOSTRA ANTIQUARIA
Nel contesto della rassegna dei presepi si svolge una mostra antiquaria sull'arte della cartapesta nella quale vengono esposte numerose opere realizzate tra il Settecento e il Novecento dagli artisti salentini.
Gli oggetti esposti: natività, figure presepiali, santi, madonne, ecc., alcuni dei quali ancoara in corso di restauro, testimoniano la raffinatezza, il gusto e la grande qualificazione raggiunta dagli artigiani leccesi, che sono riusciti a qualificare come autenticamente artistica la lavorazione di una materia prima "povera" legata all'espressione popolare.

MOSTRA MERCATO DEL PRESEPE
Si è voluto offrire ai numerosi appassionati calabresi l'opportunità di acquistare figure presepiali con le quali allestire i propri presepi domestici. Si tratta di un'iniziativa sperimentale, limitata alla cartapesta; per il prossimo anno, se l'iniziativa avrà successo, si prevede di realizzare una vera e propria fiera regionale nella quale proporre agli appassionati i più qualificati prodotti dell'attività artigianale italiana legata alla tradizione del presepe.

PRESEPE IN PIAZZA
L'amministrazione provinciale ha voluto realizzare in piazza, in modo che sia fruibile per tutti i passanti, un grande presepe.
Il progetto, ralizzato dal Centro Maranatà di Mileto, vuole essere un messaggio rivolto alla comunità, affinchè si riconosca maggiormente nella propria matrice spirituale e culturale, basata su grandi valori di libertà, solidarietà e rispetto per tutti gli esseri viventi.

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IL PRESEPE PUGLIESE

La straordinaria ricchezza dì fonti narrative, evangeliche e popolari, ha consentito, sin dal XIV secolo. di differenziare anche in Puglia la rappresentazione della Natività da quella del Presepe.
Questo passaggio può essere colto proprio in una chiesa francescana, quella di Santa Caterina a Galatina. In una arcata ribassata nella controfacciata della navata sinistra, un grande affresco, con la rappresentazione della Natività, fa da sfondo ad un più plastico presepe in pietra attribuito allo scultore Nuzzo Barba, sullo scorcio del XV secolo. unanimamente ritenuto il più antico presepio di Puglia, di cui sopravvivono però solo gli elementi centrali: la Vergine, il Bambino. San Giuseppe e il Bue e l'Asino. nel corso del XVI secolo tuttavia che la rappresentazione presepiale con scultura in pietra, trova la sua massima affermazione, cominciando poi un lento declino nel XVII secolo per ricomparire in seguito, sul finire dei Settecento, in forme differenti, influenzate dalla voga napoletana dei presepi vestiti che in Puglia si trasforma in presepe in cartapesta o terracotta. t Stefano Putignano nel corso del XVI secolo lo scultore più fortemente plastico che impagina vasti ed antichi presepi a Grottaglie, Polignano a Mare, Martina Franca. Ma altri artisti come Paolo da Cassano, a Cassano Murge e Bitritto; Altobello Persio ad Altamura, Tursi e Gallipoli, arricchiscono il panorama del secolo, nel corso del quale è forse Gabriele Riccardi ad inscenare per la Cattedrale di Lecce, il più raffinato presepe che occupa tutto un altare, dove, nel fastigio, sono collocati la Cavalcata dei Magi e i Pastori adoranti e, sulla mensa, il gruppo della Natività. Nel corso del Seicento e del Settecento, altari dedicati al presepe, come i me nella Chiesa del Rosario a Lecce. ruotano spesso attorno al dipinto centrale. La religiosità popolare riprende vigore nell'Ottocento io. quando, con alterna qualità i cartapestai del Salento e. di Lecce iniziano una tradizione viva ancora oggi.
Primo protagonista ne fu Mesciu Pietru de li Cristi, soprannome del primo cartapestaio documentato con una statua di San Lorenzo in Lizzanello del 1782. Il suo nome era Pietro Surgente (1742-1827) e fu il maestro di una schiera di grandissimi scultori della cartapesta nell'Ottocento, quasi tutti ricordati col loro soprannome: segno questo di una dimensione tutta paesana. quasi familiare e, umile della loro attività. Nel secolo scorso si passa dalle grandi statue per altari, alle piccole statue per i presepi. Cominciò un certo Mesciu Chiccu Pierdifumu a modellare pupi da presepe in creta, che poi, aiutato da sua moglie Assunta Rizzo. "vestiva" con pezzi di stoffa alla napoletana per le misure più piccole e con fogli di drappeggiati di carta imbevuta di colla per le misure più grandi (fino a 30 cm) in cui il corpo veniva ridotto a uno scheletro di fil di ferro e stoppa. Così. impercettibilmente, si passò dal classico pupo napoletano al classico pupo leccese. Accanto all'attività degli artisti professionisti si assiste ad una vera e propria germinazione spontanea di artisti popolari, tra i' quali spicca la classe dei barbieri di Lecce. che intorno al 1840 cominciarono ad imitare i cartapestai e, nelle lunghe ore libere del loro lavoro con pettine e forbici, si dettero a modellare sia la carta pestata che la creta con le mani, i bulini e gli stampi. Tra gli esempi più belli vanno annoverati certamente quello dell'Istituto Marcelline di Lecce del 1890. realizzato da Manzo e De Pascafis ed Agesilao Flora; quello frammentato del Gaucci oggi al Comune di Lecce e quello di Michele Massari, poliedrico artista novecentista. anche presso il Comune di Lecce. Oggi la tradizione del presepe in cartapesta è, tenuta alta da un numeroso gruppo eli artigiani, uno dei più affermati e originali dei quali è, Mario Di Donfrancesco tutore dei due presepi esposti nella mostra

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IL PRESEPE ATTRAVERSO I SECOLI

Sono gli evangelisti Luca e Matteo i primi a descrivere la Natività. Nei loro brani c'è già tutta la sacra rappresentazione che a partire dal medioevo prenderà il nome latino di praesepium ovvero recinto chiuso, mangiatoia.. Si narra infatti della umile nascita di Gesù, "in una mangiatoia perché non c'era per essi posto nell'albergo" (Ev., 2,7); dell'annunzio dato ai pastori: dei magi venuti da oriente seguendo la stella per adorare il Bambino che li prodigi del cielo annunciano già re.

Questo avvenimento così familiare e umano se da un lato colpisce la fantasia dei paleocristiani rendendo loro meno oscuro il mistero di un Dio che si fa uomo, dall'altro li sollecita a rimarcare gli aspetti trascendenti quali la divinità dell'infante e la verginità di Maria. Così si spiegano le effigi parietali del III secolo nel cimitero di S. Agnese e nelle catacombe di Pietro e Marcellino e di Domitilla in Roma che ci mostrano una natività e l'adorazione dei Magi, ai quali il vangelo apocrifo armeno assegna i nomi di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, ma soprattutto si caricano di significati allegorici i personaggi dei quali si va arricchendo l'originale iconografia: il bue e l'asino, aggiunti da Orige ne, interprete delle profezie di Abacuc e Isaia, divengono simboli del popolo ebreo e dei pagani; i Magi il cui numero di tre, fissato da S. Leone Magno, ne permette una duplice interpretazione, quali rappresentanti delle tre età dell'uomo: gioventù, maturità e vecchiaia e delle tre razze in cui si divide l'umanità: la semita, la giapetica e la camita secondo il racconto biblico; gli angeli, esempi di creature superiori; i pastori come l'umanità da redimere e infine Maria e Giusepp ra presentati a partire dal XIII secolo, in atteggiamento di adorazione proprio per sottolineare la regalità dell'infante. Anche i doni dei Magi sono interpretati con riferimento alla duplice natura di Gesù e alla sua regalità: l'incenso, per la sua Divinità, la mirra, per il suo essere uomo, l'oro perché dono riservato ai re. A partire dal VI secolo la Natività diviene uno dei temi dominanti dell'arte religiosa e in questa produzione spiccano per valore artistico: la Natività e l'adorazione dei magi del dittico a cinque parti in avorio e pietre preziose del V secolo che si ammira nel Duomo di Milano e i mosaici della Cappella Palatina a Palermo, del Battistero di S. Maria a Venezia e delle Basiliche di S. Maria Maggiore e di S. Maria in Trastevere a Roma. In queste opere dove si fa evidente l'influsso orientale l'ambiente descritto è la grotta, che in quei tempi si utilizzava per il ricovero degli animali, con gli angeli annuncianti mentre Maria e Giuseppe sono raffigurati in atteggiamento ieratico simili a divinità o, in antitesi, come soggetti secolari quasi estranei all'evento rappresentato. Dal secolo XIV la Natività è affidata all'estro figurativo degli artisti più famosi che si cimentano in affreschi. pitture, sculture, ceramiche, argenti, avori e vetrate che impreziosiscono le chiese e le dimore della nobiltà o di facoltosi committenti dell'intera Europa, valgano per tutti i nomi di Giotto, Filippo Lippi, Piero della Francesca. il Perugino, Durer, Rembrandt, Poussin, Zurbaran, Murillo, Correggio. Rubens e tanti altri. Il presepio come lo vediamo realizzare ancor oggi ha origine, secondo la tradizione, dal desiderio di San Francesco di far rivivere in uno scenario naturale la nascita di Betlemme, con personaggi reali. pastori. contadini, frati e nobili tutti coinvolti nella rievocazione che ebbe luogo a Greccio la notte di Natale del 1223; episodio poi magistralmente dipinto da Giotto nell'affresco della Basilica Superiore di Assisi. Primo esempio di presepe inanimato, a noi pervenuto, è invece quello che Arnolfo di Cambio scolpirà nel legno nel 1280 e del quale oggi si conservano le statue residue nella cripta della Cappella Sistina di S. Maria Maggiore in Roma. Da allora e Fino alla metà del 1400 gli artisti modellano statue di legno o terracotta che sistemano davanti a un fondale pitturato riproducente un paesaggio che fa da sfondo alla scena della Natività; il presepe è esposto all'interno delle chiese nel periodo natalizio. Culla di tale attività artistica fu la Toscana ma ben presto il presepe si diffuse nel regno di Napoli ad opera di Carlo III di Borbone e nel resto degli Stati italiani. Nel '600 '700 gli artisti napoletani danno alla sacra rappresentazione un'impronta naturalistica inserendo la Natività nel paesaggio campano ricostruito in scorci di vita che vedono personaggi della nobiltà, della borghesia e del popolo rappresentati nelle loro occupazioni giornaliere o nei momenti di svago: nelle taverne a banchettare o impegnati in balli e sereriate. Ulteriore novità è la trasformazione delle statue in manichini di legno con arti in fil di ferro, per dare l'impressione del movimento, abbigliati con indumenti propri dell'epoca e muniti degli strumenti di svago o di lavoro tipici dei mestieri esercitati e tutti riprodotti con esattezza anche nei minimi particolari. Questo per dare verosi miglianza alla scena delimitata da costruzioni riproducenti luoghi tipici del paesaggio cittadino o campestre: merne, abitazioni, casali, rovine di antichi pagani. A tali fastose composizioni dava1 loro contributo artigiani vari e lavoranorti regie o la nobiltà. cogli splendidi abiti ricamati no i Re Magi o altri peri spicco, spesso tessuti negli opifici reali di S. Leucio. In periodo si distinguono gli artisti liguri. in partilare a Genova, e quelli siciiani che, in genere, si ispirano sia per la tecnica che per il realismo scenico, alla tradizione napoletana con alcune eccezioni come ad ti esemp io l'uso della cera a Palermo e Siracusa o le ter racotte dipinte a freddo di Savona e Albisola. Sempre nel '700 si diffonde il presepio meccanico o di movimento che ha un illustre predecessore in quello costruito da Hans Schlottheim nel 1588 per Cristiano 1 di Sassonia. La diffusione a livello po polare si realizza pienamente nel '800 quando ogni famiglia in occasione del Natale costruisce un presepe in casa riproducendo la Natività secondo i canoni tradizionali con materiali ? statuine in gesso o terracotta, cartapesta e altro ? forniti da un fiorente artigianato. In questo secolo si caratterizza l'arte presepiale della Puglia, specialmente a Lecce, per Fuso innovativo del la cartapesta, policroma o trattata a fuoco, drappeggiata su uno scheletro di fil di ferro e stoppa. A Roma le famiglie importanti per censo e ricchezza gareggiavano tra loro nel farsi costruire i presepi più imponenti, ambientati nella stessa città o nella campagna romana, che permettevano di visitare ai concittadini e ai turisti. Famosi quello della famiglia Forti posto sulla som mità della Torre degli Anguillara, o della famiglia Buttarelli in via De' Ge novesi riproducente Greccio e il presepe di S. Francesco o quello di Padre Bonelli nel Portico della Chiesa dei Santi XII Apostoli, parzialmente mecca nico con la ricostruzione del lago di Tiberiade solcato dalle barche e delle città di Gerusalemme e Betlemme. Oggi dopo l'affievolirsi della tradizione negli anni '60 e '70, causata anche dall'introduzione dell'albero di Natale, il presepe è tornato a fiorire grazie all'impegno diffuso di privati enti ed as sociazioni. ma soprattutto degli artigiani presepisti, napoletani, leccesi e si ciliani in special modo, i quali.. credi delle scuole presepiali del passato. hanno ricondotto nelle case e nelle piazze d'Italia la Natività e tutti i personaggi della simbologia cristiana dei presepe.

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