Presentazioni
Nel 2002 la provincia di Vibo Valentia ha inteso caratterizzare la sua azione culturale promuovendo il progetto dal titolo "Dallo Stretto a Pizzo", una mostra di immagini e vedute, tratte dall'imponente collezione Pacetti, che testimoniano oltre tre secoli di attenzione figurativa applicata al paesaggio della costa tirrenica meridionale calabrese.
Si tratta di una mostra di grande qualità, organizzata dai Sistemi bibliotecari di Vibo Valentia e Villa San Giovanni, patrocinata da ben quattro istituzioni: le Province di Vibo Valentia e Reggio Calabria e i due menzionati Sistemi bibliotecari, curata da illustri storici dell'arte e che si avvale della collaborazione della Soprintendenza archeologica regionale.
Nella mostra e nel catalogo ritroviamo in forma coinvolgente e palpitante il paesaggio calabrese dei secoli passati per come è stato fissato da schiere di disegnatori e incisori partecipi del fenomeno culturale del Grand Tour. Un paesaggio che noi moderni, spesso ciechi di fronte a tanta bellezza, abbiamo varie volte compromesso e danneggiato inseguendo i miti del progresso e dello sviluppo economico.
La mostra ed il catalogo sono quindi strumenti importanti per promuovere una nuova consapevolezza del territorio inteso anche nella sua dimensione storico temporale oltre che paesistica ed economica; sotto questo profilo la partecipazione diretta dell'Amministrazione Provinciale e del Sistema Bibliotecario Vibonese insieme ai loro omologhi reggini, evidenziano la realtà di una Calabria ormai capace di autocoscienza e impegnata a riscoprire e valorizzare i propri giacimenti culturali.
Infine alcuni doverosi ringraziamenti: al dott. Raniero Pacetti che ha messo a disposizione la sua collezione, al Museo Archeologico Statale di Vibo Valentia che ospita la mostra, agli studiosi e a tutti coloro che hanno lavorato alla realizzazione dell'avvenimento e fra questi, in maniera particolare, il Sistema Bibliotecario Vibonese, la cui preziosa collaborazione ha reso possibile concretizzare la conoscenza diretta di una parte importante del patrimonio figurativo calabrese.
Giuseppe Ceravolo Assessore alla Cultura e ai Beni Culturali della Provincia di Vibo Valentia
Vedo con particolare soddisfazione avviarsi a conclusione, mentre scrivo, un'iniziativa di grande significato culturale intrapresa da due istituzioni-culturali pubbliche agenti in ambiti territoriali diversi, la Provincia di Vibo Valentia e quella di Reggio Calabria, e diretta a favorire ed accrescere la conoscenza di un patrimonio culturale, quale è quello delle antiche vedute da Pizzo allo Stretto di Messina, finalmente non più riservato godimento di pochi cultori o appassionati specialisti.
Certo questa mostra non può che essere dimostrativa di un amplissimo giacimento che vorremo poter raccogliere, in grande parte almeno, come le moderne tecnologie consentono di fare, per renderlo sempre disponibile alla visione delle nuove generazioni.
È infatti soprattutto alle scuole - quando abbiamo dato il nostro consenso, come Comitato di gestione, alla realizzazione di questa mostra, così come ci veniva proposta dai direttori dei Sistemi bibliotecari del Vibonese e dello Stretto - che abbiamo pensato, sicuri di poter offrire una documentazione non comune e di alto valore storico alla sensibilità dei docenti e alla grande curiosità dei giovani studenti.
Le immagini di luoghi lontani, sconosciuti, esercitano su tutti fortissime suggestioni.
Le mirabili rappresentazioni di questi mitici luoghi segnati tra Scilla e Cariddi affascineranno quanti vi poseranno lo sguardo, perché quei luoghi non sono altrove ma qui; basterà proprio alzare gli occhi per avere dinanzi il castello di Scilla e il Faro, e dunque si insinuerà in ciascuno il desiderio di saperne di più di questo ambiente singolare nel quale abbiamo la fortuna di vivere e che perciò dobbiamo amare, difendere, valorizzare.
Per saperne di più dobbiamo sapientemente raccogliere documenti d'ogni genere, e su carta stampata e su supporti elettronici - non si parla ormai di biblioteche multimediali? - per riproporre tutto quanto è conosciuto del nostro patrimonio storico, artistico, popolare, nelle forme possibili e articolato nei vai strumenti della comunicazione.
Ritengo sia questo essenzialmente il compito che dobbiamo assegnarci per dare le giuste risposte a quanti si rivolgono, in numero sempre crescente e con esigenze informative complesse, alle nostre (poche in verità) strutture culturali.
È questa un'occasione, dicevo, particolarmente significativa che auspico possa aprirsi verso una prospettiva di medio termine per la realizzazione di altri progetti, in sinergia con altri enti, organismi, istituzioni.
I due sistemi bibliotecari, realizzatori di quanto tangibilmente avete davanti, hanno dato prova di saper costruire una gradevolissima azione di sensibilizzazione.
Altro ancora si può fare . e siamo fiduciosi che non mancherà di esser fatto.
Licenziando questo doveroso e sinceramente sentito apprezzamento, rivolto a quanti hanno profuso il loro impegno, desidero anche assicurare, nella responsabilità dell'incarico che rivesto, la mia totale disponibilità ed il fattivo consenso alla prosecuzione di altre similari iniziative.
Lasciatemi dire, in piena fiducia, che questa mostra riscuoterà l'apprezzamento e la simpatia di quanti la visiteranno.
Pietro Patafi Presidente del Sistema Bibliotecario dello Stretto
In apertura di catalogo vogliamo riferire che questa mostra potrebbe avere radici in quel complesso e un pò artificioso campo di azione acclaratosi come divulgazione, alla maniera in cui la si poteva fare nel passato e, però, accettata la nostra appartenenza alla categoria degli operatori culturali, meglio alla fine si sostanzia come attività di educazione permanente.
E tanto non per una "reductio in peius" inteso che, per attrarre un vasto pubblico su fatti e luoghi lontani, su accadimenti idee teorie complesse, necessita l'opera di esperti, e accanto ad essi di divulgatori, per un aiuto a capire, un incitamento a dibattere, una guida a riflettere e, accanto a questi si collocano, nell'età contemporanea, speciali figure che operano in certo qual modo una mediazione fra chi ha l'idea chi la riproduce chi la diffonde.
Si generano distanze spazio-temporali, in queste forme di comunicazione, che si possono colmare con la presenza di apposite centrali (le biblioteche) dove sono raccolti e smistati i media e mediante l'opera indispensabile del broker (è brutto dirlo in inglese), meglio dire più semplicemente del bibliotecario che risulta oggi essere "il nodo intelligente di commutazione tra fornitori e fruitori dell'informazione".
Questa però è soltanto una mostra di vedute! Direte Voi. Si, semplicemente vedute.
Segni d'antico che ci portano indietro al tempo felice, inebriato dal mito e dalla fantasia, quando sirene, fate, terribili mostri si annidavano negli antri profondi di questo tratto di mare e lo rendevano oltremodo insicuro. E quando nelle notti di tempesta il vento friggeva sulle creste delle onde e richiamava dagli abissi le grida di terrore dei mille e mille naviganti che ebbri di paura, in balia dei richiami della maga Circe, incantati dalla fata Morgana, cadevano nelle spire di Cariddi, figlia di Nettuno, trascinati ed inghiottiti dai vortici.
Nella qualità di bibliotecari-mediatori abbiamo ritenuto questa visione/lettura un primo item possibile dell'intera sequenza comunicativa: il dato spettacolare è quello immediatamente percepibile ai sensi, perché nel nostro caso il segno è già decodificato.
Il messaggio insito in ognuna di queste vedute riteniamo favorisca nella mente di chi guarda l'apertura di una serie di finestre; l'innesco di un circuito lungo che fa venire voglia di saperne di più.
C'è un vincolo tra la rappresentazione dei luoghi e l'intento di farli conoscere meglio, che si nasconde talvolta nella cura dei minimi particolari, nelle frequenti didascalie chiuse in riquadri.
C'è poi anche una copiosa messe di notizie, delle quali siamo debitori a viaggiatori attenti, autori anche di gradevolissimi taccuini, spesso illustrati dalla loro stessa mano o con tavole commissionate a disegnatori il cui nome non sempre è conosciuto. Da qui la necessità di studiarle queste vedute, di confrontarle, di intravederne gli stili diversi, di scoprire perfino tra le righe delle note di viaggio se poi quei luoghi siano stati veramente tutti visitati.
Ricerche di tanti studiosi, condotte per lunghi anni, hanno prodotto una affascinante documentazione raccolta in centinaia di volumi (vogliamo ricordarne solo alcuni perchè a noi più vicini: Berdar, Carlino, Placanica, Principe, Riccobono, Trombetta, Valente).
Le nostre biblioteche questo patrimonio dovrebbero possederlo tutto, ma non per conservarlo gelosamente, bensì per renderlo disponibile a chiunque e dovunque. Basterebbe un cd per accontentare nuovi studiosi e, ne siamo certi, la curiosità di tanti giovani!
Ed ora conversione rapida sul secondo item della nostra sequenza di visione-lettura.
I disegni dei diversi siti denunziano quanto imprecise fossero nel XVII secolo le conoscenze geografiche, mentre era già evoluta la rappresentazione degli edifici in pianta prospettica, che sappiamo iniziata nel secolo precedente.
I disegnatori di piante e vedute non conoscono ancora regole topografiche, tracciano segni di luoghi sentiti narrare, descritti con parole o riassunti con tratti di carboncino. Non c'è rapporto tra lo spazio reale e la sua trasposizione sulla carta.
La cura maggiore era soprattutto dedicata alla raffigurazione del monumentale: edifici pubblici, palazzi, chiese, proprio a tutto quello che poteva essere rappresentativo del valore e dell'importanza economica del luogo raffigurato.
Era imperativo esercitare un richiamo forte su visitatori, finanzieri, commercianti.
Ed infatti l'aspetto ordinato, qualche volta fantasioso, di edifici in bella schiera, di piazze ben squadrate, di porti strapieni di vascelli, altro non voleva significare se non un convincente invito ad aprire nuove vie commerciali, ad intessere nuovi rapporti finanziari, a visitare nuove località lontane, incontaminate, esotiche.
Ed eccoci all'ultimo item (unità programmata della nostra sequenza d'istruzione ormai senza più segreti) per invitarVi a sfogliare in biblioteca libri vecchi e nuovi, e scoprire l'evoluzione della cartografia dal medioevo alle innovazioni del Mercatore, dalle misurazioni tolemaiche alle linee lassodromiche, dalla trasposizione alla proiezione in piano, e finalmente alla restituzione satellitare.
Ah! Quasi ce ne scordavamo: il tatto!
Ma il tatto è fondamentale nei percorsi di apprendimento e di conoscenza: una vecchia mappa, un'antica stampa dovete sfiorarla con i polpastrelli, delicatamente, e pensare intensamente all'abilità dell'incisore, alla maestria del tipografo, alla grandissima cura degli inchiostratori perché ogni riproduzione fosse uguale all'altra, non di meno non di più, solamente .. la migliore possibile.
Ci auguriamo di aver suscitato in Voi tanta curiosità, e di volerne sapere tanto di più dopo aver visitato la mostra.
Sarebbe un grande merito per il nostro modestissimo lavoro.
Mario Del Grande
Le ragioni di una mostra
Penso che pochi collezionisti sappiano rispondere alla domanda «Perché ha cominciato a collezionare?». Forse le motivazioni potrebbero essere diverse e più articolate per un collezionista di stampe, e per di più riguardanti la propria regione. Come quelle fornite da Raniero Pacetti, a cui appartengono le stampe esposte in questa mostra, insieme a un pentimento: quello di avere collezionato tutto ciò che riguarda la Calabria: vedute, costumi, libri, carte geografiche.
Una raccolta tra le più importanti fra quelle esistenti in Calabria, soprattutto per quanto riguarda le carte geografiche relative al Mezzogiorno, che conta circa mille pezzi, messi insieme negli ultimi quindici anni. Una raccolta "giovane", dunque, ma non per questo meno importante, che comprende pezzi di estremo interesse e valore, in parte già ammirati in un'altra mostra, L'immagine riflessa. Ambiente e paesaggio nel vibonese dal Cinquecento all'Ottocento curata da Carlo Carlino e organizzata dall'Amministrazione Provinciale di Vibo Valentia e dal Sistema Bibliotecario Vibonese nel Museo Archeologico Statale di Vibo nel 1997. Ma una raccolta anche disordinata. Questo è l'altro cruccio del collezionista, il quale cerca, trova, accumula e poi solo a un certo momento comincia a selezionare, a dare un indirizzo alla propria collezione, ma spesso non "gode" di essa. Perché in fondo prevalgono gli impulsi a cercare nuove carte, nuove vedute, quell'estrinsecazione di un bisogno di conoscere, di cercare, di indagare. Quel piacere che si prova, senza però quello della ricerca, della scoperta, ammirando queste vedute, ripercorrendo immagini sconosciute, respirando un qualcosa di nostalgico, ma anche componendo l'immagine di un territorio che ha cambiato profondamente aspetto e che altri hanno guardato e proposto con tanti umori e tanti occhi.
Adesso, grazie ancora alla disponibilità del dottor Raniero Pacetti, un'altra parte della sua collezione viene presentata al pubblico e con un "itinerario" lungo un territorio non solo più vasto ma anche più suggestivo, in attesa di comporre gli altri due "tasselli" di un mosaico: la mostra delle vedute relative all'intera Calabria e soprattutto quella delle carte geografiche del Regno di Napoli. Due momenti importanti per ricostruire l'immagine e leggere il nostro territorio.
Una lettura che in parte emerge con chiarezza dalle vedute e dai disegni esposti in questa mostra, che consente di cogliere la percezione e la raffigurazione dallo Stretto a Pizzo, tra realtà e fantasia, tra mito e suggestioni. A questi si aggiungono, quasi a integrazione di un parallelo sviluppo della percezione iconografica, spesso sospesa tra fantasia e i molti tòpoi che hanno riguardato la regione, alcune carte geografiche e alcuni costumi della stessa Collezione Pacetti. Una piccola "appendice" per stimolare ulteriori approfondimenti di un percorso ricco di suggestioni e di memorie e non del tutto ancora compiuto, e che aiuta anche a comprendere non solo le "motivazioni" di un collezionista ma anche quelle del "disordine" di una collezione.
GILBERTO FLORIANI |