LA CECEIDE
di Vincenzo Ammirà
Tramandata oralmente e ritenuta dall'immaginario popolare l'espressione più alta della poesia dialettale "oscena", La Ceceide se ha consacrato la fortuna di Vincenzo Ammirà ne ha anche decretato l'oblio, impedendo una lettura più serena e approfondita della sua opera. Una vicenda che per certi versi si intreccia con la vita di questo liberale e patriota osteggiato in vita e quasi dimenticato dopo la morte, avvenuta nel 1898.
Poeta di diffuso intimismo, di velata malinconia, Ammirà è oggi considerato tra i maggiori esponenti della letteratura dialettale calabrese. E la rilettura della sua opera più nota - che qui si ripropone in un'edizione critica che ristabilisce il testo dal confronto tra le varie versioni conosciute - permette di cogliere i vari aspetti di questa grottesca ed estrosa celebrazione di un'etèra, che è in sostanza un inno alla vita, al piacere, alla trasgressione. Un canto che ha legami profondi con la cultura popolare, che si unisce a una colta e accattivante teatralizzazione per ribadire l'identità tra vita - sesso - felicità.
Copertina del libro "La Ceceide" con particolare di "L'amore" di Jakob Matham, 1660 c.a. |