Il blog di Gilberto Floriani

Gilberto Floriani è il direttore del Sistema Bibliotecario Vibonese. Periodicamente interviene sul tema Biblioteche e più in generale sulla cultura. In questa sezione potrai leggere i suoi interventi e commentare i suoi articoli.

A proposito di biblioteche che rischiano di chiudere

Si fa molta e giusta polemica sui giornali e sui social media sulle difficoltà in cui versano nella nostra provincia alcune pregevoli istituzioni bibliotecarie, in specie la Comunale di Vibo Valentia, il Sistema Bibliotecario Vibonese e la Biblioteca Calabrese di Soriano Calabro.

Si tratta in particolare per il Sistema Bibliotecario Vibonese e la Biblioteca Calabrese di due istituzioni pregevolissime, a valenza regionale. Una si occupa in maniera specifica di cooperazione bibliotecaria gestendo la rete informatizzata delle biblioteche calabresi e il relativo catalogo collettivo di oltre 2.500.000 titoli presenti in 140 biblioteche comunali, diocesane e universitarie, oltre che della promozione della lettura e di fornire consulenza tecnica e bibliografica a tutta la regione. L’altra è l’unico grande archivio del libro calabrese esistente.

Se venissero a mancare, sarebbe un grave danno per la Calabria oltre che un enorme dispendio di risorse considerati i costi sostenuti negli anni per realizzarle. Ma un danno ancora più grave sul piano culturale che priverebbe i calabresi della possibilità di accedere al libro e alla documentazione scritta, audiovisiva e digitale, in una regione in cui solo il 21% degli abitanti dichiara di leggere almeno un libro l’anno, gli altri 79% non leggono mai nulla.

Si tratta di due istituzioni che funzionano bene anche grazie alla loro autonomia e quindi, anche alla loro capacità di sottrarsi alle varie forme di ottusità burocratica diffusissime a tutti i livelli istituzionali. Ma in un momento come questo l’autonomia si sta rivelando un elemento di debolezza perché biblioteche così importanti hanno necessità di essere sorrette e questo appoggio non può venire altro che dalla Regione Calabria, essendo venuta meno l’istituzione provinciale, la quale in passato le ha sostenute.

Non si può veramente credere che le scelte di non finanziare queste due istituzioni sia dei politici, tutt’altro, molti di loro hanno dimostrato una grande attenzione, credo discenda piuttosto dalla mancanza di visione della complessità e delle priorità della situazione sociale calabrese di una catena di dirigenti, funzionari e tecnici che operano i tagli e allocano le risorse spendibili.

 E’ assurdo che una regione con un bilancio di vari miliardi di budget e centinaia di milioni di fondi UE non riesca a trovare piccole somme annuali per mettere in sicurezza le due biblioteche, garantire loro di pagare la luce, i dipendenti, incrementare il patrimonio bibliografico e sviluppare la loro missione, contribuendo a mantenere un decente livello di civiltà ai calabresi.

Vi sono, naturalmente, tante altre biblioteche in Calabria che svolgono un indispensabile sostegno alle attività culturali e di promozione della lettura; nella maggior parte dei casi si tratta di biblioteche pubbliche, di competenza dei comuni; il buon senso vorrebbe che tutti questi istituti fossero messi a sistema dagli enti proprietari, così come accade in tantissime altre regioni italiane, trovando modo di garantirne funzionalità e servizi; sovente non è un problema di denaro, ma di buona amministrazione.

LA CULTURA NEGATA A VIBO VALENTIA


Con serenità vorrei commentare il servizio sulla cultura negata a Vibo Valentia messo in onda ieri dal TGR Calabria. E' tutto vero e giusto: la biblioteca comunale sta chiudendo i battenti perché i locali sono fatiscenti al 90% (sta scritto in una delibera), l'auditorium è inagibile dopo lungo restauro perché qualche genio di progettista si è dimenticato di prevedere un corridoio centrale nella fila delle poltrone (caso mai dovesse capitare un terremoto non si potrebbe uscire),il teatro per ora è solo un progetto, ma, se volgiamo avere un minimo di serietà, del cineclub, mitica esperienza di oltre cinquant'anni addietro, e della cara memoria dell'agosto vibonese e di miss Italia non parliamone più.
Guardando il servizio, da operatore culturale, mi sono chiesto se sia questo il modo di affrontare un discorso serio sulla cultura a Vibo? Raccogliendo le opinioni stereotipate di persone che con la cultura non hanno mai avuto a che fare, alcune delle quali probabilmente fanno parte di quel 70% di persone che non leggono mai assolutamente niente? E' poi vero che a Vibo non si fa cultura? Ne il pubblico ne i privati? Il museo archeologico con le sue importanti iniziative didattiche e mostre dove lo mettiamo? E Limen? e il Sistema Bibliotecario Vibonese la cui funzione è stata riconosciuta anche a livello nazionale da numerosi articoli di stampa sul Corriere della Sera, La Stampa, Donna moderna, ecc. che lo individuano come uno dei più importanti Poli culturali del Mezzogiorno? E il Conservatorio? e il Caffè letterario Filippo's? le centinaia di libri presentati? Nati per leggere? la Dante Alighieri? L'Isola che non C'è? gli Incontri con la Città promossi dalla Diocesi? le tantissime altre associazioni? il Festival Leggere&Scrivere che ha portato a Vibo Valentia i massimi rappresentanti della cultura nazionale e quasi 30.000 persone? i numerosi intellettuali? E le case editrici, le televisioni, i giornali? i numerosi e importanti libri stampati, e il recupero di importanti fondi letterari come quello di Corrado Alvaro, e il Servizio Bibliotecario Regionale che mette in rete 140 biblioteche con un catalogo di due milioni di libri e servizi di avanguardia in Italia?
Che ci sia stato un sistematico de-finanziamento della cultura in Calabria negli anni della crisi è verissimo, si sono abbandonate sopratutto le biblioteche e i teatri, e non possiamo non auspicare una inversione di tendenza, anche come segno di credibilità della politica e dell'amministrazione ai vari livelli dello Stato, della Regione e degli enti locali. Ma discutiamo della complessità, non facciamo piagnisteo provinciale.
E' triste che si debba chiudere una biblioteca ovunque e comunque sia, ma il bla bla bla e i piagnistei di chi non si è visto mai a un'iniziativa culturale a Vibo Valentia o altrove sicuramente non serve a migliorare la situazione.

CON LA CULTURA SI MANGIA

Esiste un comparto dell’economia italiana, quello delle imprese culturali, che contrariamente a quanto pensava un noto ministro berlusconiano e appresso a lui tanti altri politici, ministri, assessori regionali alla cultura, è fondamentale per l’economia italiana e per il turismo.
Si tratta di un comparto molto articolato che comprende numerosi filoni (architettura, produzione di beni e servizi, comunicazione e branding, design, libri e stampa, videogiochi e software, film, video e radio-tv, musica, rappresentazioni artistiche, intrattenimento, convegni, festival e fiere, musei, biblioteche, archivi, gestione di luoghi e monumenti storici), un’autentica filiera che complessivamente, dati Unioncamere-Symbola, vale 214 miliardi di euro annui e fa da supporto al turismo culturale in Italia, soprattutto per gli stranieri. 
Si consideri che tra i turisti di altri paesi che decidono di visitare il nostro paese le percentuali di interesse per la nostra cultura globalmente intesa è molto elevata e va dal 47,5 % dei francesi al 68,8% dei giapponesi.
Anche l’export legato all’industria culturale è cresciuto del 35% negli anni della crisi (2007-2014) passando da 30,7 a 41,6 miliardi di euro, il 10% di tutto l’export del nostro paese.
E’ appena il caso di evidenziare che la Calabria, malgrado che in ogni convegno e in ogni occasione televisiva si vantino tesori, bellezze e straordinari talenti, figura agli ultimi posti tra le regioni italiane, appena sopra delle micro regioni quali la Valle d’Aosta e il Molise.
Dai dati raccolti dalla Fondazione Symbola che ha realizzato un report molto interessante sull’industria culturale in Italia e sta curando una ricerca sulle eccellenze calabresi, in Calabria sono state censite 10.612 imprese operanti nel settore, con 73.000 addetti e 1.060.000 euro annui di valore aggiunto.
Sono i dati di una grande debolezza, soprattutto se si guarda al rapporto Imprese valore aggiunto (il valore medio prodotto da ogni singola impresa) è pari a 0,01 e il rapporto imprese occupati (tasso di occupazione medio per ogni impresa), pari allo 0,1. Sono dati che ci dicono che moltissime delle 10.612 imprese culturali calabresi sono solo sulla carta, non hanno dipendenti e non producono nulla in termini di valore.
Sono anche dati e per questo si ritiene utile evidenziali, che bocciano la politica di settore seguita in Calabria negli ultimi anni, fatta di forti riduzioni della spesa ordinaria e di quella europea. La Regione, per esempio, rispetto alla spesa ordinaria ha tagliato tutto: contributi alle associazioni, ai teatri, alle biblioteche, agli archivi, ai musei, alle attività musicali. 
Le risorse europee per cultura e beni culturali, anche per responsabilità di una burocrazia inadeguata, sono state in gran parte utilizzate per iniziative edilizie, pavimentazioni di centri storici, restauri e recuperi di immobili che poi non si sono saputi adeguatamente mettere a sistema, o non ancora come nel caso del Museo archeologico di Reggio Calabria, rendendo marginali le attività di valorizzazione e creative quali festival, residenze teatrali, arte contemporanea e poli culturali urbani intesi come elemento qualificante dell’accoglienza e della qualità della vita nelle città, oltre che incubatori di creatività.
A questo punto gli operatori del settore e le imprese pubbliche e private che operano in questo comparto non possono che attendere un profondo cambiamento del paradigma con cui affrontare le problematiche di questo settore e, alla luce dei risultati globali conseguiti in Italia, delle politiche finalmente espansive che consentano di migliorare le performance dell’industria culturale calabrese.

IN CALABRIAZERO INVESTIMENTI IN CULTURA E PER LE BIBLIOTECHE

Il Quotidiano della Calabria di oggi pubblica un articolo nel quale si evidenzia che la Calabria è ormai all'ultimo posto in Italia per investimenti in cultura. Il dato pubblicato si riferisce particolarmente alla cosiddetta "industria creativa": musica, teatro, cinema, spettacolo e non cita le biblioteche.

In verità a essere stato distrutto negli anni passati in Calabria è l'intero welfare della cultura che nei decenni precedenti si era faticosamente tentato di costruire per cercare di recuperare gli storici ritardi della regione, ultima tra gli ultimi in Italia.

Una delle situazioni più gravi del panorama culturale calabrese è quella delle biblioteche, in particolare di quelle maggiori e più efficaci, che rischiano letteralmente la chiusura per mancanza dei finanziamenti di base necessari per far fronte alle spese del personale, per aggiornare le raccolte e per garantire i servizi.

Eppure la Calabria, ultima nella classifica del Pil (14.383), ha una percentuale di lettori del 29,3%.

Come ipotizzare che possa svilupparsi una robusta industria creativa in un contesto di così profonda arretratezza?

Non è una novità che gli italiani e particolarmente i calabresi abbiano poca dimestichezza con la lettura; i dati statistici conosciuti evidenziano il nesso fra lettura e sviluppo economico. In altre parole: pochi lettori, poco sviluppo.

Si potrebbe anche aggiungere poca promozione della lettura, poche biblioteche, piccolo numero di lettori.

Dal “Rapporto sulla promozione della lettura in Italia” del 2012 si ricavano i seguenti dati: solo il 46% degli italiani dichiara di leggere almeno un libro all'anno, dato da raffrontare con il 70% dei francesi e l’82% dei tedeschi. Il nostro Pil pro capite è di 25.200 euro; ci superano i francesi con 27.500 e i tedeschi con 31.300.

Più è alta la percentuale di lettori maggiore è il Pil pro capite. Un raffronto fra le regioni italiane (dati ISTAT 2012) conferma l’ipotesi.

Crediamo, auspichiamo, in un deciso cambiamento.

Il Quotidiano della Calabria di oggi pubblica un articolo nel quale si evidenzia che la Calabria è ormai all'ultimo posto in Italia per investimenti in cultura. Il dato pubblicato si riferisce particolarmente alla cosiddetta "industria creativa": musica, teatro, cinema, spettacolo e non cita le biblioteche.

In verità a essere stato distrutto negli anni passati in Calabria è l'intero welfare della cultura che nei decenni precedenti si era faticosamente tentato di costruire per cercare di recuperare gli storici ritardi della regione, ultima tra gli ultimi in Italia.

Una delle situazioni più gravi del panorama culturale calabrese è quella delle biblioteche, in particolare di quelle maggiori e più efficaci, che rischiano letteralmente la chiusura per mancanza dei finanziamenti di base necessari per far fronte alle spese del personale, per aggiornare le raccolte e per garantire i servizi.

Eppure la Calabria, ultima nella classifica del Pil (14.383), ha una percentuale di lettori del 29,3%.

Come ipotizzare che possa svilupparsi una robusta industria creativa in un contesto di così profonda arretratezza?

Non è una novità che gli italiani e particolarmente i calabresi abbiano poca dimestichezza con la lettura; i dati statistici conosciuti evidenziano il nesso fra lettura e sviluppo economico. In altre parole: pochi lettori, poco sviluppo.

Si potrebbe anche aggiungere poca promozione della lettura, poche biblioteche, piccolo numero di lettori.

Dal “Rapporto sulla promozione della lettura in Italia” del 2012 si ricavano i seguenti dati: solo il 46% degli italiani dichiara di leggere almeno un libro all'anno, dato da raffrontare con il 70% dei francesi e l’82% dei tedeschi. Il nostro Pil pro capite è di 25.200 euro; ci superano i francesi con 27.500 e i tedeschi con 31.300.

Più è alta la percentuale di lettori maggiore è il Pil pro capite. Un raffronto fra le regioni italiane (dati ISTAT 2012) conferma l’ipotesi.

Crediamo, auspichiamo, in un deciso cambiamento.

A CHI COMPETE LA CULTURA DOPO LA RIFORMA DELLE PROVINCE?

 

Riprendo e cerco di rilanciare una problematica che in Calabria non sembra destare grande attenzione ma essenziale per la vita di alcune importanti istituzioni culturali calabresi, in particolare il Sistema Bibliotecario Vibonese, la biblioteca civica di Cosenza e altre istituzioni bibliotecarie, archivistiche e museali, auspicando che essa trovi giusta considerazione a livello regionale, soprattutto, da parte della nuova Giunta regionale della Calabria affinché si trovi modo di destinare nel nuovo bilancio 2015 quel minimo di risorse finanziarie necessarie a sostenere questo importante comparto collegato con la civiltà della Regione.

L’imminente entrata in vigore della riforma delle Province italiane (Legge 56/2014, cosiddetta “Legge Delrio”) rischia, infatti, di mettere in serio pericolo l’esistenza di musei, biblioteche e archivi presenti in tutta Italia. Secondo le nuove disposizioni tutti i beni e servizi culturali fino ad ora di competenza provinciale devono essere presi in carico, finanziati e amministrati da altri Enti che, finora, non sono ancora stati identificati.

 “A chi compete la cultura?” è l’appello che lanciano musei, archivi e biblioteche a livello nazionale e la conseguente chiamata alle armi sui pericoli che l’applicazione della riforma delle Province può comportare per tutto il patrimonio nazionale.

I rappresentanti di musei e biblioteche, esperti e interlocutori delle istituzioni, chiedono un chiarimento della situazione attuale, il quadro normativo, le novità e i problemi introdotti dalla Riforma Delrio, cercando di tracciare una strada per gli enti locali, le amministrazioni e le istituzioni culturali italiane.

Come istituzioni culturali e bibliotecari calabresi vogliamo far sentire la nostra voce ai piani alti della politica, là dove, nei pochissimi giorni ancora a disposizione, spesso senza averne effettiva consapevolezza, c’è chi dovrà legiferare sul futuro di centinaia tra musei, biblioteche e archivi su tutto il territorio nazionale e di molte Reti e Sistemi nati attorno ad essi, ovvero di un patrimonio archeologico, storico, artistico e librario dal valore inestimabile.

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