Il blog di Gilberto Floriani

Gilberto Floriani è il direttore del Sistema Bibliotecario Vibonese. Periodicamente interviene sul tema Biblioteche e più in generale sulla cultura. In questa sezione potrai leggere i suoi interventi e commentare i suoi articoli.

VALORIZZARE IL PATRIMONIO E LE ESPERIENZE CULTURALI VIBONESI

La recente classifica sulla qualità della vita nei capoluoghi di provincia italiani vede Vibo Valentia all’ultimo posto; ma, in un quadro complessivo di degrado, gli estensori della ricerca segnalano le potenzialità della città nel settore dei beni e delle attività culturali. Con tutte le perplessità su questo tipo d’indagini, questa valutazione costituisce un dato interessante per le forze politiche e sociali della città, da analizzare in vista dell’individuazione di azioni politiche e amministrative capaci di valorizzare tali potenzialità.

Poiché questo non sembra accadere, vorrei cercare, dal mio piccolo osservatorio, di offrire un contributo alla discussione su questi problemi con la consapevolezza che Vibo Valentia non può permettersi di perdere le poche occasioni di cui dispone pena la definitiva perdita di qualsiasi ruolo nello scenario regionale.

Valorizzare il patrimonio storico artistico e migliorare le attività e i servizi culturali erano gli obiettivi che, in occasione delle recenti elezioni ammnistrative, tutte le parti in competizione si erano poste, dalla “Città che vorrei” del sindaco Elio Costa alle formulazioni di Antonio Lo Schiavo e degli altri sindaci. Parole?

Un imprescindibile punto di partenza di quest’analisi è la scuola, luogo primario di acculturazione, apprendimento e formazione dell’individuo come cittadino.  Nella città vi sono molte scuole di ogni ordine e grado, alcune anche di eccellenza, ma questo non sembra incidere molto sulle elevate percentuali di dispersione e di abbandono scolastico, così come su un quadro drammatico di forte povertà educativa, bassi indici di lettura, deficit di educazione civica e di bassi consumi culturali.

Tra le potenziali risorse nel settore dei beni culturali vi sono, in ordine d’importanza, l’archeologia, il centro storico, i gradi immobili recuperati di proprietà pubblica che nel loro insieme potrebbero contribuire a dare un impulso nuovo alla città.

Riguardo all’archeologia, che può contare sull’importante Museo Statale, il progetto principale riguarda il costituendo parco archeologico urbano che comprende i siti di Sant’Aloe con i mosaici, le mura greche portate alla luce da Paolo Orsi, il tempio del Cofino recentemente portato alla luce e il Castello di Bivona.

Negli ultimi anni in questi siti sono state realizzate importanti attività per la messa in sicurezza e il restauro dei siti ma poco per quanto riguarda la valorizzazione. I mosaici sono coperti, Sant’Aloe e le mura greche sono per la maggior parte dell’anno delle sterpaglie e così per gli altri luoghi.  

Siamo quindi molto lontani dal poter avviare attività di valorizzazione culturale e turistica.

Inoltre, si ha l’impressione che nella realizzazione di questi interventi si stiano accumulando ritardi che rischiano di far perdere il senso dell’intervento stesso; ma, soprattutto, che i cittadini siano stati un po’ espropriati dalla condivisione dei progetti elaborati dagli organismi locali del MIBAC e, in parte, dall’amministrazione comunale.

Questa mancanza di condivisione non è stata e non sarà priva di conseguenze, prova ne sia il movimento per la tutela del nuovo tratto di mura greche in via Paolo Orsi, e del venir meno su una questione così importante dei positivi contributi che sarebbero potuti venire dalle associazioni, dai cittadini e da chi amministra o si candiderà in futuro ad amministrare i beni comuni.

Sul futuro della città vecchia e dei suoi grandi immobili monumentali recentemente restaurati o in corso di restauro, a parte qualche piccolo abbellimento, la discussa pavimentazione di alcune strade e l’utilizzo estemporaneo di alcuni siti per brevi periodi, ben poche idee sono state messe in campo e, anche in questo caso, non vi è stato alcun tentativo di avere una condivisone dei cittadini e delle loro rappresentanze.

Gli unici casi positivi di utilizzo di immobili storici che si possono segnalare riguardano il complesso Santa Chiara, sede del Sistema Bibliotecario Vibonese, un’istituzione che da lustro alla città e che offre servizi qualificati a tutta la regione, e il Valentianum con la nuova Galleria di arte moderna, il Palazzo delle Accademie sede del Politecnico delle Arti.

Nessuna idea sembra invece esserci su Palazzo Gagliardi, San Giuseppe, Auditorium e Tonnara di Bivona.

Così come continuano a degradare i palazzi De Riso Gagliardi, Sant’Agostino, Romei e l’edificio di Piazza Diaz. Una situazione che rischia di diventare l’emblema di una città in grande difficoltà.

Non esistono formule magiche per risolvere questi problemi, ma qualche segnale si dovrebbe dare, per esempio rendere funzionante l’Auditorium, mettendo Palazzo Gagliardi a disposizione del Festival Leggere&Scrivere non solo per una settimana, ma per tutto l’anno, risolvendo i problemi di accessibilità e la climatizzazione. Potrebbe diventare la sede delle iniziative culturali che si svolgono in città e una vetrina per l’artigianato e l’agroalimentare del territorio.

Allo stesso modo per il Centro storico cercando di favorire per come possibile un utilizzo che non sia solo abitativo, ma anche commerciale e turistico.

 Infine i servizi culturali: è da cogliere come un segnale incoraggiante la decisione dell’amministrazione comunale di riaprire la biblioteca e di impedire la vendita dell’immobile ove essa ha sede. In prospettiva però la città non potrà permettersi di avere due biblioteche ed è anche insostenibile che tutti i servizi culturali, compreso il cinema e il futuro teatro comunale, siano concentrati sul capoluogo mentre nelle frazioni, dove vive metà della popolazione, non vi sia nulla.

Anche in questo caso nessuna bacchetta magica, ma piccoli segnali in direzione di un’articolazione più razionale dei servizi culturali appare doverosa. In questa prospettiva si inserisce anche l’utilizzo sociale come centro culturale polivalente della tonnara di Bivona.

Le finanze comunali non consentono forse di sognare, ma, se vi fosse un quadro di volontà chiare e condivise, alcuni piccoli passi nella giusta direzione potrebbero essere compiuti.  Così come se vi fosse la forza di porre con autorevolezza, nei giusti termini, allo Stato e alla Regione, il problema di Vibo Valentia Città di Cultura, la richiesta non potrebbe essere ignorata.  

Ma forse nessuno vuole veramente, ci si accontenta di diventare consigliere provinciale.  

La recente classifica sulla qualità della vita nei capoluoghi di provincia italiani vede Vibo Valentia all’ultimo posto; ma, in un quadro complessivo di degrado, gli estensori della ricerca segnalano le potenzialità della città nel settore dei beni e delle attività culturali. Con tutte le perplessità su questo tipo d’indagini, questa valutazione costituisce un dato interessante per le forze politiche e sociali della città, da analizzare in vista dell’individuazione di azioni politiche e amministrative capaci di valorizzare tali potenzialità.

Poiché questo non sembra accadere, vorrei cercare, dal mio piccolo osservatorio, di offrire un contributo alla discussione su questi problemi con la consapevolezza che Vibo Valentia non può permettersi di perdere le poche occasioni di cui dispone pena la definitiva perdita di qualsiasi ruolo nello scenario regionale.

Valorizzare il patrimonio storico artistico e migliorare le attività e i servizi culturali erano gli obiettivi che, in occasione delle recenti elezioni ammnistrative, tutte le parti in competizione si erano poste, dalla “Città che vorrei” del sindaco Elio Costa alle formulazioni di Antonio Lo Schiavo e degli altri sindaci. Parole?

Un imprescindibile punto di partenza di quest’analisi è la scuola, luogo primario di acculturazione, apprendimento e formazione dell’individuo come cittadino.  Nella città vi sono molte scuole di ogni ordine e grado, alcune anche di eccellenza, ma questo non sembra incidere molto sulle elevate percentuali di dispersione e di abbandono scolastico, così come su un quadro drammatico di forte povertà educativa, bassi indici di lettura, deficit di educazione civica e di bassi consumi culturali.

Tra le potenziali risorse nel settore dei beni culturali vi sono, in ordine d’importanza, l’archeologia, il centro storico, i gradi immobili recuperati di proprietà pubblica che nel loro insieme potrebbero contribuire a dare un impulso nuovo alla città.

Riguardo all’archeologia, che può contare sull’importante Museo Statale, il progetto principale riguarda il costituendo parco archeologico urbano che comprende i siti di Sant’Aloe con i mosaici, le mura greche portate alla luce da Paolo Orsi, il tempio del Cofino recentemente portato alla luce e il Castello di Bivona.

Negli ultimi anni in questi siti sono state realizzate importanti attività per la messa in sicurezza e il restauro dei siti ma poco per quanto riguarda la valorizzazione. I mosaici sono coperti, Sant’Aloe e le mura greche sono per la maggior parte dell’anno delle sterpaglie e così per gli altri luoghi.  

Siamo quindi molto lontani dal poter avviare attività di valorizzazione culturale e turistica.

Inoltre, si ha l’impressione che nella realizzazione di questi interventi si stiano accumulando ritardi che rischiano di far perdere il senso dell’intervento stesso; ma, soprattutto, che i cittadini siano stati un po’ espropriati dalla condivisione dei progetti elaborati dagli organismi locali del MIBAC e, in parte, dall’amministrazione comunale.

Questa mancanza di condivisione non è stata e non sarà priva di conseguenze, prova ne sia il movimento per la tutela del nuovo tratto di mura greche in via Paolo Orsi, e del venir meno su una questione così importante dei positivi contributi che sarebbero potuti venire dalle associazioni, dai cittadini e da chi amministra o si candiderà in futuro ad amministrare i beni comuni.

Sul futuro della città vecchia e dei suoi grandi immobili monumentali recentemente restaurati o in corso di restauro, a parte qualche piccolo abbellimento, la discussa pavimentazione di alcune strade e l’utilizzo estemporaneo di alcuni siti per brevi periodi, ben poche idee sono state messe in campo e, anche in questo caso, non vi è stato alcun tentativo di avere una condivisone dei cittadini e delle loro rappresentanze.

Gli unici casi positivi di utilizzo di immobili storici che si possono segnalare riguardano il complesso Santa Chiara, sede del Sistema Bibliotecario Vibonese, un’istituzione che da lustro alla città e che offre servizi qualificati a tutta la regione, e il Valentianum con la nuova Galleria di arte moderna, il Palazzo delle Accademie sede del Politecnico delle Arti.

Nessuna idea sembra invece esserci su Palazzo Gagliardi, San Giuseppe, Auditorium e Tonnara di Bivona.

Così come continuano a degradare i palazzi De Riso Gagliardi, Sant’Agostino, Romei e l’edificio di Piazza Diaz. Una situazione che rischia di diventare l’emblema di una città in grande difficoltà.

Non esistono formule magiche per risolvere questi problemi, ma qualche segnale si dovrebbe dare, per esempio rendere funzionante l’Auditorium, mettendo Palazzo Gagliardi a disposizione del Festival Leggere&Scrivere non solo per una settimana, ma per tutto l’anno, risolvendo i problemi di accessibilità e la climatizzazione. Potrebbe diventare la sede delle iniziative culturali che si svolgono in città e una vetrina per l’artigianato e l’agroalimentare del territorio.

Allo stesso modo per il Centro storico cercando di favorire per come possibile un utilizzo che non sia solo abitativo, ma anche commerciale e turistico.

 Infine i servizi culturali: è da cogliere come un segnale incoraggiante la decisione dell’amministrazione comunale di riaprire la biblioteca e di impedire la vendita dell’immobile ove essa ha sede. In prospettiva però la città non potrà permettersi di avere due biblioteche ed è anche insostenibile che tutti i servizi culturali, compreso il cinema e il futuro teatro comunale, siano concentrati sul capoluogo mentre nelle frazioni, dove vive metà della popolazione, non vi sia nulla.

Anche in questo caso nessuna bacchetta magica, ma piccoli segnali in direzione di un’articolazione più razionale dei servizi culturali appare doverosa. In questa prospettiva si inserisce anche l’utilizzo sociale come centro culturale polivalente della tonnara di Bivona.

Le finanze comunali non consentono forse di sognare, ma, se vi fosse un quadro di volontà chiare e condivise, alcuni piccoli passi nella giusta direzione potrebbero essere compiuti.  Così come se vi fosse la forza di porre con autorevolezza, nei giusti termini, allo Stato e alla Regione, il problema di Vibo Valentia Città di Cultura, la richiesta non potrebbe essere ignorata.  

Ma forse nessuno vuole veramente, ci si accontenta di diventare consigliere provinciale.  

Biblioteche e società

Il Procuratore della Repubblica Mario Spagnuolo, prima del suo trasferimento a Cosenza, nel suo indirizzo di saluto alla città, alle sue componenti sociali e agli operatori della giustizia, ha voluto dedicare un passaggio al mondo della cultura, della scuola e delle attività culturali dicendo: «ho cercato un confronto aperto e un dialogo costante con le autorità civili, militari, religiose, con il mondo della autonomie locali. Ci sono, nella società vibonese - ha affermato -, germogli preziosi la cui crescita si ha il dovere di favorire: le persone che animano eventi culturali di assoluto rilievo; il mondo dell’associazionismo; il mondo della scuola, vera e propria élite nel senso “gramsciano” del termine». Queste parole sono importanti per tutti noi che di questo mondo facciamo parte, e a nome del Sistema bibliotecario lo ringraziamo per la sua meritoria azione svolta a Vibo Valentia negli otto anni alla Guida di una delle procure più difficili della Calabria, e per la curiosità, sensibilità, cultura e attenzione che ha sempre manifestato nei confronti dei segnali positivi che questa nostra società cerca di esprimere.

Se la Calabria muore

Se la Calabria muore

Invidio chi, riguardo al dibattito, presente su molti media anche nazionali, sul sud che muore o che è già morto, ostenta grande sicurezza di giudizio. Alcuni interventi tipo Dalla Loggia, Scalfari, ecc. sono in buona parte schematici e probabilmente tendenziosi; altri, animati da orgoglio patrio e di commozione per la bellezza dei paesaggi o per il senso di ospitalità o di comunità dei calabresi, francamente un po' patetici. Naturalmente non mancano analisi serie che invitano a guardare in faccia la realtà, con spirito critico e disincanto, e a far fronte alla situazione. 
La mia è la testimonianza di chi sta in trincea; di chi, insieme a un piccolo gruppo di persone serie e qualificate, tenta con estrema difficoltà di difendere l'unico esempio di biblioteca pubblica esistente in Calabria e insieme con essa una serie di attività culturali continue e di grande riscontro sociale, come il Tropea Festival Leggere&Scrivere e tanto altro. 
Alcuni giorni penso che la partita sia persa, che non ci possa essere nessuna speranza, che insieme alle difficoltà oggettive, storiche, vi siano quelle soggettive delle persone, la sordità della burocrazia, che i giovani migliori e colti sono andati altrove, che quasi ovunque regni l'ignoranza e la confusione e comunque l'incapacità a fare tutte quelle cose basilari che dipendono solo da noi. 
Tante altre volte vedo, però, persone serie e combattive, per nulla piegate e rassegnate, che a testa alta affrontano le difficoltà di operare in una situazione tra le peggiori in Europa, e allora acquisto fiducia che anche in Calabria sia possibile cambiare.
Mi sconcerta però che tanta gente e tanta parte del mondo accademico o dell'intellettualità, del giornalismo, dell'economia, della politica, su cui gravano gran parte delle responsabilità, siano silenti. 
A parte qualche studioso, qualche scrittore, qualche giornalista, di una parte delle istituzioni e della società civile, della magistratura e le forze dell'ordine che contrastano effettivamente e coraggiosamente la mafia, chi difende e tutela il territorio, chi osserva le regole, chi opera veramente per il cambiamento? Funziona la nostra democrazia, sono adeguate le nostre forme di rappresentanza, abbiamo un'opinione pubblica, siamo capaci di spendere fruttuosamente i fondi europei, abbiamo consapevolezza dei nostri problemi e degli strumenti operativi di cui disponiamo? Interrogativi che vorrebbero risposte.

AUTOTUTELA DEL SISTEMA BIBLIOTECARIO VIBONESE CONTRO AVVISO PUBBLICO REGIONE CALABRIA IN MATERIA DI SOSTEGNO ALLE BIBLIOTECHE

Dott. Pasquale Anastasi

Direttore Dipartimento 7 Turismo e Cultura

 

e p.c.

On. Mario Oliverio

Presidente Giunta Regionale della Calabria

 

Prof. Antonio Viscomi

Assessore al Bilancio e Vicepresidente Giunta Regionale della Calabria

 

Avv. Michele Mirabello

Presidente Terza Commissione Consiglio Regionale della Calabria

 

Oggetto : ricorso amministrativo avverso Avviso pubblico “Interventi finalizzati a sostenere il funzionamento delle biblioteche calabresi degli enti locali, dei sistemi bibliotecari e delle biblioteche riconosciute di interesse locale”. Autotutela

 

Il giorno 12 novembre è stato pubblicato sul portale internet della Regione Calabria l’avviso pubblico in oggetto nel quale trai i potenziali beneficiari è escluso il Sistema Bibliotecario Vibonese con la motivazione che lo stesso risulta già assegnatario, sul medesimo capitolo di bilancio, della somma di euro 116.488,00;

Si ritiene necessario far presente che l’assegnazione di euro 116.488 è a copertura delle spese dei servizi per il mantenimento in vita del Polo del Servizio Bibliotecario Regionale in coerenza con quanto previsto dal comma 3 bis dell’articolo 4 della legge regionale n.19 del 12 giugno 2009;

Si fa ancora presente che il Polo del servizio Bibliotecario Regionale non è un servizio del Sistema Bibliotecario Vibonese, ma un servizio della Regione Calabria, che questo Sistema gestisce con criteri di economicità, professionalità ed efficienza;

Che la somma di euro 116.488,00 corrisponde, come comunicato con nota n. 265116 del 11 settembre 2015 dalla S. V. al pagamento della manutenzione sulle licenze d’uso e alle spese dei collegamenti telematici tra le biblioteche e con il Servizio Bibliotecario Regionale, rimanendo a carico del Sistema Vibonese ulteriori spese di funzionamento degli apparati informatici, manutenzione degli stessi e della base dati bibliografica, in pratica il catalogo di tutte le biblioteche calabresi;

Che il Servizio bibliotecario regionale con il portale www.bibliotechecalabria.it , con il catalogo on line, con i servizi di prestito interbibliotecario, la piattaforma di distribuzione di oltre 200.000 documenti digitali e altro è un insostituibile fattore di modernità delle biblioteche calabresi;

Non si può nemmeno non far presente che prima che la Regione Calabria provvedesse ad assegnare a seguito di procedura di avviso pubblico il Servizio Bibliotecario Regionale al sistema bibliotecario vibonese, questi servizi venivano resi da privati con un costo annuale superiore ai 500.000,00 euro a fronte di servizi minori e meno qualificati;

Che in definitiva il Sistema bibliotecario vibonese non trae alcun beneficio diretto dalla gestione del Polo del Servizio Bibliotecario Regionale, anzi si sobbarca di oneri notevoli, precedente riconosciuti e non più rimborsati a partire dal 2014: spese manutenzione base dati, spese sistemistiche, assicurazione, fornitura elettrica apparati;

Che il Sistema Bibliotecario Vibonese è ormai l’unico polo culturale attivo di tutta la provincia vibonese, rappresenta un’eccellenza riconosciuta, assicura servizi culturali di lettura, studio, ricerca e culturali alla maggior parte dei comuni, delle associazioni e delle scuole;

Che l’esclusione del Sistema Bibliotecario Vibonese  tra i beneficiari del bando è discriminatoria e contravviene al principio  di equità e terziarietà degli atti della pubblica amministrazione in quanto tesa ad escludere una parte della popolazione calabrese, quella dalla provincia di Vibo Valentia, dalle attività previste nell’avviso stesso e che nulla hanno a che fare con la gestione del polo SBR;

Si diffida la S. V. a ritirare  e a modificare l’avviso stesso permettendo anche al Sistema Bibliotecario Vibonese la possibilità di concorrere all’assegnazione dei contributi previsti nel bando stesso, preavvisando che in caso contrario si adirà alle vie legali per ottenere la sospensione e la modificazione del decreto che ha approvato l’avviso pubblico.

Distinti saluti

 

Il Presidente                                                                                      Il Direttore

Giuseppe Navarra                                                                            Gilberto Floriani

INCONTRO ALLA CIVICA DI COSENZA SUI PROBLEMI BIBLIOTECHE CALABRESI

Si è tenuta presso la Civica di Cosenza un incontro sui problemi e le prospettive delle biblioteche calabresi, alla riunione hanno partecipato i direttori delle due biblioteche Anna Viteritti, Gilberto Floriani e la professoressa Gigliola Barbero del Comitato scientifico della Civica.

La riunione è scaturita dalla necessità di analizzare le prospettive dei due importanti istituti bibliotecari, per alcuni versi unici in Calabria, che si caratterizzano rispettivamente per il valore del patrimonio documentario e storico conservato la Civica di Cosenza, e come prototipo di moderna biblioteca pubblica il Sistema Bibliotecario Vibonese. E’ stato evidenziato che i maggiori problemi delle due istituzioni dipendono fondamentalmente dall’improvvido definanziamento che hanno subito negli anni passati, analogamente a tutte le altre biblioteche calabresi. La politica ai vari livelli istituzionali non ha purtroppo capito che la sopravvivenza delle biblioteche doveva necessariamente gravare sulla fiscalità generale.

La biblioteca cosentina conserva le testimonianze della grande cultura calabrese del Cinquecento di Bernardino Telesio e Sertorio Quattromani, ma anche quella dei secoli successivi e un notevolissimo patrimonio moderno e contemporaneo, nell’insieme un’insostituibile testimonianza della civiltà letteraria e filosofica calabrese degli ultimi cinquecento anni.

La biblioteca vibonese, cresciuta negli ultimi trent’anni, è per livello di servizi l’unica vera biblioteca pubblica della Calabria, con un’elevata utenza, oltre 300 persone al giorno, un altissimo livello di prestiti, più di 6.000 al mese, molte attività di carattere culturale e sociale, un’ampia e aggiornata raccolta documentaria, un laboratorio di digitalizzazione che lavora intensamente per la creazione di una moderna biblioteca digitale.

I partecipanti alla riunione hanno espresso la loro fiducia  affinché la Calabria delle istituzioni non rinunci del tutto alla prospettiva di potenziare una piccola rete di moderne ed efficaci biblioteche, come avviene in tante altre realtà italiane progredite e civili. Ne va di mezzo la qualità della vita nelle principali città perché esse non sono solo dei centri informativi, ma anche dei luoghi identitari di servizi, cittadinanza e d’innovazione.

L’incontro è poi proseguito ad analizzare gli impegni futuri dei due istituti culturali, la loro decisione di iniziare a muoversi congiuntamente a portare aventi progetti comuni a iniziare dal censimento delle edizioni del Cinquecento, dei manoscritti, alle iniziative culturali, alla costruzione della biblioteca digitale, alla formazione del personale.

Si è anche stabilito di formalizzare questa volontà stipulando un apposito protocollo d’intesa aperto alla partecipazione delle altre biblioteche della regione, tenendo anche conto del progetto di cooperazione che sta predisponendo il Ministero per lo sviluppo economico, Agenzia per la coesione, per dotare le città calabresi di strutture polifunzionali di servizio alla cittadinanza, dell’informazione e della cultura. 

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